Il prof testimone della strage di Modena: “Scene di guerra. Sono sconvolto ma torno a scuola per i miei studenti”

"Le persone volavano in aria come se fossero birilli. Sembrava una scena di guerra. Sono ancora sconvolto, non so quando mi riprenderò". A parlare a Fanpage.it è Silvano Ruccolo, 37enne originario della provincia di Campobasso ma residente da 10 anni a Modena, dove fa l'insegnante. Il pomeriggio di sabato 16 maggio si trovava nel centro storico della città, a due passi dal luogo in cui il 31enne Salim El Koudri ha ferito sette persone, privando delle gambe una donna tedesca di 69 anni.
Cosa ricorda di quel giorno?
Ero in Largo Porta Bologna, dove è iniziato tutto. Stavo prendendo un caffè con un'amica e verso le 16.45 ci alziamo per tornare verso casa. Andavamo verso il Duomo passando da via Emilia Centro quando all'improvviso sentiamo un impatto violento, dei colpi, come birilli che cadevano. Ci voltiamo e così anche il gruppo di persone che era lì vicino a noi sul lato sinistro della strada. Il rumore che avevo sentito era quello delle sei persone che aveva ferito, e poi a zigzag si è diretto contro di noi.
Aveva la sensazione che stesse andando contro di voi?
Sì, intenzionalmente. A velocità sostenuta è passato dal marciapiede di sinistra verso quello di destra facendo strike di tutti i pedoni. Quando ha preso di mira il lato destro era evidente che venisse proprio contro di noi. Io ero al limite del marciapiede, ho detto "Spostiamoci, questo è matto, spostiamoci". E poi ho avuto la prontezza di saltare passando sul lato opposto. Lui si è disorientato, ha sterzato, e le altre persone nel frattempo si sono spostate. A quel punto è andato a finire sopra la donna tedesca a cui le ha tranciate le gambe. Ho visto il sangue, sembrava una scena di guerra.
La sua amica che ha fatto?
Era a fianco a me, è rimasta però su quel marciapiede e si è ritratta dietro, quindi è andata verso il muro dove era rimasto quel gruppetto di persone. Io sono l'unico che è andato dall'altro lato. Mi sono salvato per miracolo. Per fortuna l'ho disorientato un po', e così anche gli altri hanno avuto il tempo di spostarsi. Mi dispiace solo per quella donna. Sono ancora sconvolto. Ci penso sempre, mi domando se avrei potuto fare qualcosa per lei.
Lei poi lo ha inseguito. Perché lo ha fatto?
Sì, è uscito con un coltello in mano, lo brandiva contro i passanti per farsi largo e fuggire. A quel punto un uomo ha iniziato a rincorrerlo, poi ho saputo che si chiamava Luca Signorelli, e dietro di lui anche altri, compreso me. Signorelli ha avuto una colluttazione poi sono arrivati prima un ragazzo egiziano, poi uno di un'altra nazionalità, che hanno disarmato l'aggressore, e dopo io, che gli ho bloccato la gamba destra. Poi sono arrivate ancora altre persone, ognuno ha preso una parte del corpo per bloccarlo. Poi mi sono alzato per chiamare il 118, ma non per l'aggressore, per i feriti che avevo visto a terra, per quella donna.
Un uomo che era stato colpito però si stava scagliando contro di lui, l'ho fermato. Gli dicevo "Lascia perdere che ora deve arrivare la polizia, lo prende la polizia, altrimenti passiamo dalla parte del torto".
Aveva paura che la folla linciasse El Koudri?
Sì, avevo paura che linciandolo saremmo passati dalla parte del torto. C'erano tanti cellulari, ci stavano riprendendo in video. E poi non dovevamo fargli quello che lui aveva fatto a noi. È stata una violenza inaudita quella che abbiamo vissuto.
Parlerà ai suoi studenti di quello che è successo?
Forse me ne parleranno loro. Oggi [22 maggio n.d.r.] sono rientrato a scuola, sono ancora fortemente scosso. Non so se ce la farò, a livello emotivo, a fare una lezione, però devo provare.

Pensa che tornerà in via Emilia Centro?
Ci sono andato l'altro ieri accompagnato dal mio fratello su consiglio della psicologa.Mi ha consigliato di andare a rivedere il posto.
Cosa ha provato?
Sono state emozioni forti, perché ho rivissuto tutto. Sono immagini che ho in mente tutti i giorni.
Perché ha deciso di parlare di quello che è successo?
Sono un educatore, un insegnante, vorrei far capire ai miei ragazzi che in queste tragedie bisogna reagire e cercare di fare il possibile, almeno provarci.