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Auto su folla a Modena

No, Salim El Koudri non era un terrorista islamico: tutte le bugie sulla radicalizzazione dell’aggressore di Modena

I fatti dicono che quello che ha fatto il 31enne italiano Salim El Koudri non è legato al terrorismo islamico. Indagini e testimonianze descrivono un uomo isolato e con gravi problemi psichici. La strage di Modena non racconta l’Italia dell’immigrazione, ma quella altrettanto marginalizza del disagio mentale.
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Il pomeriggio di sabato 16 maggio, il 31enne Salim El Koudri prende un coltello dalla cucina della casa di Ravarino dove vive con i genitori e la sorella, e sale sulla sua Citroen C3. Non sa perché lo sta facendo, sa solo che quel giorno morirà. Si dirige verso la vicina città di Modena, distante poco meno di 20 chilometri, e qui imbocca via Emilia Centro a tutta velocità, investendo a caso i passanti che in quel momento si trovavano in strada per fare una commissione o guardare i negozi.

Questo non è un atto di terrorismo religioso, ma l'esplosione di un disagio psichico che il giovane da anni teneva nascosto a tutti, famiglia compresa. Fanpage.it ha ricostruito le relazioni del giovane partendo dalla città in cui è cresciuto, Ravarino, fino ad arrivare alla provincia bergamasca dove è nato. Quello che emerge non è il ritratto di un fanatico religioso ma di un uomo che ha ignorato i suoi problemi mentali fino a non poter più tornare indietro.

Quel sabato, Salim El Koudri si lancia con l'auto a 100 chilometri orari investendo decine di persone e ferendone sette in modo serio. Il veicolo prende in pieno una coppia di coniugi 55enni italiani, una donna polacca di 53 anni, e arresta la sua corsa solo quando va a sbattere contro un negozio. Tra il paraurti e la vetrina rimane schiacciata una turista tedesca di 69 anni: il violento impatto le trancia di netto entrambe le gambe. Tutta la sequenza è ripresa dalle telecamere di videosorveglianza e in breve viene trasmessa dalle televisioni e caricata dai giornali online, destinata a restare su Internet per sempre.

Nelle immagini si vede che l'auto dopo aver schiacciato l'ultima vittima subisce un contraccolpo, il muso è accartocciato e l'uomo alla guida esce dal veicolo per tentare una fuga folle. Il tragitto che compie è molto breve. In Rua Ruppa viene bloccato dal 47enne modenese Luca Signorelli, ma è a questo punto che rispunta il coltello. Signorelli viene colpito al capo, e a salvarlo è l'intervento di Osama e Mohammed Shalaby, padre e figlio egiziani rispettivamente di 56 e 20 anni. Anche in questo caso assistiamo a tutta la scena attraverso il cellulare di uno dei presenti. I tre uomini riescono a bloccare El Koudri fino all'arrivo degli agenti della Polizia di Stato.

Il 31enne viene condotto nel carcere di Modena con le accuse di strage e lesioni aggravate. Il 19 maggio il gip convalida il fermo e anche questa volta viene esclusa l'aggravante di terrorismo.

Perché Salim El Koudri non è accusato di terrorismo

Salim El Koudri è nato in Italia nel 1995 da una famiglia originaria del Marocco. Il padre è arrivato con una laurea in lettere, ma in Italia è costretto a lavorare come operaio, prima nel Bergamasco, e poi in provincia di Modena, dove si stabilisce definitivamente con tutta la famiglia.

È qui che El Koudri va a scuola e frequenta l'Università dove si laurea in Economia alla triennale, ed è all'ateneo modenese che nel 2021 invia una serie di messaggi in cui prima chiede un lavoro, "come impiegato", e subito dopo invia una serie di insulti: "Bastardi cristiani", "Gesù sulla croce lo brucio".

Come apprende Fanpage.it da fonti qualificate, si tratta di messaggi di cui chi conduce le indagini era consapevole ben prima che venissero diffusi a mezzo stampa. Sono mail risalenti a cinque anni fa e gli investigatori non li collegano alla strage di Modena. Per loro il profilo di El Koudri non è quello di un estremista islamico, e per questo, allo stato attuale delle indagini, è esclusa la sua radicalizzazione.

Le perizie informatiche che verranno condotte dai consulenti tecnici sui dispositivi sequestrati in casa del 31enne diranno quali contenuti ha consumato nei mesi di ritiro sociale che hanno preceduto la strage.

Ma perché quello che è avvenuto a Modena possa ricadere sotto la categoria dell'attentato di matrice islamica non basta che l'uomo abbia visionato contenuti di carattere religioso. Perché venga riconosciuta l'aggravante di terrorismo è necessario che l'azione venga compiuta con la finalità di destabilizzare lo Stato o costringerlo a fare qualcosa, e intimidire i cittadini.

Spesso la religione diventa parte di un delirio che sfocia in atto violento, ma non tutti coloro che uccidono in nome di dio sono terroristi. È nelle finalità con cui si compie il reato che si deve riscontrare la matrice. E le indagini effettuate sino ad ora raccontano di un uomo con forti difficoltà psicologiche, non di un attentatore radicalizzato.

Anche per la giudice per le indagini preliminari che ha convalidato il fermo, non sussistono elementi sufficienti per contestare le aggravanti di terrorismo e odio razziale. Tuttavia, "non vi sono alla stato elementi per ritenere che lo stesso fosse incapace di intendere e di volere al momento della commissione del fatto". Per questo ha disposto un "periodo di osservazione psichica", come richiesto dal legale dell'indagato. Valutazioni che inizieranno in carcere probabilmente già la prossima settimana.

La famiglia: "Non è neanche credente, non faceva più il ramadan"

Che il profilo di El Koudri non fosse quello di un fanatico religioso lo conferma anche la famiglia stessa del giovane attraverso l'avvocato Fausto Gianelli che a Fanpage.it racconta: "Non è musulmano, non crede in niente. I genitori sono ligi, vanno in moschea, pregano. Da anni non pregava e non andava in moschea. È sempre stato un ragazzo che non crede e alla famiglia andava bene così". Recentemente "non faceva più neanche il ramadan, che era una tradizione".

Per questo il legale è rimasto sorpreso quando durante il loro primo colloquio in carcere ha chiesto una Bibbia e di parlare con un prete. "Gli ho chiesto se volesse parlare con qualcuno, anche solo per sfogarsi, e se volesse incontrare un imam. Lui invece ha chiesto la Bibbia e detto che avrebbe preferito parlare con un prete. Gli ho domandato spiegazioni ma non me ne ha date".

L'elemento centrale resta quello del disagio mentale: "Ha frequentato le scuole migliori, ha preso ottimi voti al liceo, si è laureato all'università. Poi il tracollo. Negli ultimi mesi parlava da solo, e non considerava i familiari che vivono con lui. Non era violento, si limitava a rispondere a monosillabi. Si stava isolando sempre più e i genitori pensavano che il problema fosse il lavoro".

Nessuno mette in relazione il suo gesto con la religione, e infatti all'interno della comunità islamica di Ravarino non lo conosce nessuno.

Il presidente della comunità islamica di Ravarino: "Ragazzo estraneo"

Al 19 maggio 2026 la popolazione totale di Ravarino conta 6.377 persone. Tra questi c'è anche Salim che è a tutti gli effetti cittadino italiano e  verrà processato per i crimini che ha commesso. Non c'è nessun permesso di soggiorno da negare o estradizione da attuare perché il paese di El Koudri è l'Italia. I suoi genitori si sono stabiliti qui e lavorando hanno acquistato la casa in cui risiedevano e cercato di fare vivere i figli al meglio delle proprie possibilità. Una storia comune a molti italiani.

"Siamo sconcertati per il fatto un giovane del nostro territorio si sia reso responsabile di un gesto simile", ci dice la sindaca di Ravarino, Maurizia Rebecchi, la quale esclude che vi sia qualche forma di radicalizzazione nella sua città: "La comunità islamica è presente con un centro culturale che opera qui da dieci anni. Noi interagiamo con attività che coinvolgono anche altre realtà associative. Questo proprio per trovare momenti di socialità e contatto".

Un contesto confermato a Fanpage.it anche da Abdelmajid Abouelala, dal 2015 referente della locale comunità islamica di Ravarino: "È un paese piccolo, frequentano stabilmente la sede della nostra associazione tra le 35-45 persone". Tra questi non c'era Salim ma suo padre: "Per la nostra associazione teneva un corso di arabo per gli italiani. Lo ha fatto per due anni fino al luglio del 2021. Dopo ho tentato di coinvolgerlo ancora e invitarlo ai nostri eventi, ma non ha più partecipato".

Le associazioni culturali islamiche nascono su impulso di cittadini che decidono di associarsi per trovare nella religione comune un punto d'incontro, ma sono contesti laici aperti a tutti. Abouelala non è un imam, e negli spazi dell'associazione non c'è una moschea.

In un contesto piccolo come quello di Ravarino, e all'interno della comunità marocchina modenese, i gradi di separazione sono molto ridotti, e infatti Aboulela sapeva che la famiglia, come molte altre, frequentava la moschea in un Comune più grande, e ne conosceva di vista anche i componenti. Tutti tranne Salim, il cui nome è emerso solo all'indomani della strage: "Io non l'ho mai visto. Ho mandato un messaggio nel gruppo dell'associazione per sapere chi fosse questa persona, e nessuno lo conosceva".

Le accuse – sino ad oggi infondate – di radicalizzazione religiosa rischiano però di gettare un'ombra sull'intera comunità islamica: "Viviamo in pace e vogliamo la libertà. Siamo arrivati qua per lavorare, non per fare del male agli altri". Abouelala è arrivato in Italia dal Marocco 35 anni fa quando aveva 21 anni, ed è qui che ha costruito la sua intera esistenza: "Bisogna studiare l'Islam prima di parlare. L'islam detesta la violenza. Non può esserci niente di giusto nel fare del male a persone che passeggiano tranquillamente e vogliono godere della vita. È un gesto contro la nostra religione, e contro tutte le religioni del mondo".

"Nella comunità islamica di Bergamo nessuno lo conosce"

Come detto, El Koudri è nato a Bergamo e ha vissuto nella vicina Seriate fino ai sei anni. Qui la comunità islamica è molto ridotta e l'associazione culturale ad essa collegata è gestita da persone provenienti da Bagladesh e Pakistan.

Pur essendo contesti multietnici in cui le persone si raggruppano intorno a una religione comune, la provenienza ha un valore nella scelta della comunità di riferimento. Per questo Fanpage.it ha raggiunto i referenti della comunità islamica marocchina. Questi escludono che El Koudri possa avere avuto contatti con loro: "Ne abbiamo parlato tra noi, ma non lo conosce nessuno".

Esattamente come avvenuto a Ravarino, anche le comunità del Bergamasco si sono interrogate sul 31enne, e nonostante l'età media vicina alla sua, tutti confermano di non averlo mai visto e di non avere saputo della sua esistenza prima che comparisse sui giornali.

Dopo l'abbandono delle cure era stato ricontattato dal centro di salute mentale

Fanpage.it però ha ricostruito un aspetto fondamentale della storia di Salim. Quello delle cure psicologiche interrotte. Il giovane nel 2022 aveva fatto una richiesta di informazioni ai servizi sociali di Ravarino manifestando uno profondo stato d'ansia. Trattandosi di un bisogno sanitario, e non sociale, è stato orientato verso il centro di salute mentale di Castelfranco Emilia.

El Koudri è stato preso in carico lì e ha continuato a essere seguito per poco meno di due anni. Poi, volontariamente, nel febbraio 2024 ha interrotto il percorso di cura. Il giovane non aveva ricevuto un tso, un trattamento sanitario obbligatorio, ed essendo maggiorenne non poteva essere obbligato a proseguire. Tuttavia, il centro ha fatto dei tentativi di contatto che però non avevano sortito effetto, a riprova della mancata volontà di continuare il percorso.

La vicenda di Salim El Koudri non racconta l'Italia dell'immigrazione, ma quella altrettanto marginalizza del disagio mentale. Questo accade tutti i giorni. Solitamente però restano drammi privati in cui le vittime sono solo il malato e la sua famiglia. Nel caso di Modena, invece, la tragedia è esplosa con violenza travalicando le mura di casa e colpendo l'intera comunità.

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