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Modena, El Koudri in isolamento chiede una Bibbia. L’avvocato: “Gli ho raccontato ciò che ha fatto, annuiva”

Da mesi Salim El Koudri viveva un forte disagio psichico tra isolamento, paranoia e insonnia. Ora il 31enne è nel carcere di Modena in isolamento. Al suo avvocato, Fausto Gianelli, ha detto di volere una Bibbia: “Gli ho chiesto se volesse parlare con un imam, mi ha risposto ‘meglio un prete'”, racconta a Fanpage.it.
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Agitazione, tachicardia, paranoia, difficoltà a dormire e un isolamento sempre più pronunciato. Questa situazione dura per mesi, fino a quando sabato pomeriggio il 31enne Salim El Koudri non prende un coltello dalla cucina e sale sulla sua Citroen C3 per mettere in atto la strage di Modena in cui verranno ferite sette persone, tra cui una donna con le gambe tranciate di netto durante l'impatto con il veicolo.

L'unica cosa che El Koudri continua a ripetere dal carcere di Modena in cui è rinchiuso è "uscivo perché quel giorno sapevo che morivo, ma non perché mi uccidevano, così, lo sapevo e basta". A descrivere questo stato mentale a Fanpage.it è l'avvocato di El Koudri, Fausto Gianelli, dopo aver parlato con il suo assistito. "Non è lucido, non è in grado di riferire quello che è successo o di ragionare. Ho incontrato una persona che non sa cosa ha fatto, glielo raccontavo e lui annuiva, ma poi rimaneva perplesso. Non capisce perché è uscito di casa con un coltello. È in uno stato di totale confusione mentale".

Sul capo del 31enne pendono le accuse di strage e lesioni gravi. Escluse invece le ipotesi di terrorismo: "Non era religioso, non credeva in niente, non faceva neanche il ramadan – spiega Gianelli – Sono rimasto sorpreso quando mi ha detto di volere una Bibbia. Gli ho chiesto se volesse parlare con un imam, e mi ha risposto: ‘maglio un prete'. Gli ho chiesto la spiegazione e non me l'ha data".

"I prefetti e il Ministero hanno già fatto le prime indagini, poi saranno più approfondite attraverso le perizie successive, ma in tutto il materiale informatico scandagliato sino ad ora non hanno trovato nessun collegamento o segnali di consapevolezza politica. La radicalizzazione è impossibile". L'ipotesi era stata avanzata dopo la diffusione sulla stampa di alcuni messaggi inviati dal giovane all'Università di Modena nel 2021 in cui alla richiesta di trovare un lavoro faceva seguire la minaccia di "bruciare Gesù".

Le ragioni del gesto violento e inspiegabile andrebbero quindi ricercate in un disagio psichico profondo, e non nella radicalizzazione religiosa. "Si sentiva perseguitato dai suoi fantasmi. Negli ultimi mesi c'è stato il tracollo. Non è violento, non risponde male ai genitori, ma non considera nessuno. Resta da solo chiuso in camera e risponde a monosillabi isolandosi sempre di più. I genitori pensano che il problema sia il lavoro, ma non è certo la causa di una esplosione come quella che c'è stata".

"È evidente il tracollo psichiatrico. In questa fase è fondamentale che venga visitato subito da un medico e che gli vengano prescritte delle cure". Sulla possibilità di avviare una perizia psichiatrica il legale prende tempo: "Ci sarà un momento per la perizia, ma ne parleremo più avanti".

Domani mattina ci sarà l'udienza di convalida del fermo e per il momento il legale non chiederà che El Koudri venga spostato in un struttura diversa dal carcere dove si trova adesso. "È in isolamento anche per la sua tutela, come ha deciso giustamente il Pubblico Ministero".

La storia di El Koudri non è quella di un radicalizzato o di un giovane marginalizzato. Il padre di Salim è laureato in lettere, titolo conseguito in Marocco e non valido in Italia, dove invece lavora come operaio. "Per evitare questo destino, la famiglia è sempre stata attenta alla sua istruzione e a quella della sorella. Hanno frequentato le scuole migliori".

"La famiglia è disperata per l'accaduto. Mi tengo informato con gli ospedali sulla salute dei feriti, e sulla signora amputata. Quando lo ha saputo la mamma si è messa a piangere al telefono. Sono annichiliti da quello che è successo".

Neanche i familiari sapevano che nel 2022 El Koudri si era rivolto a un centro di salute mentale dove era rimasto in cura per il successivo anno e mezzo. Una decisione che il giovane aveva maturato in solitudine e in solitudine ne ha presa un'altra: interrompere il percorso. "Da quel momento il suo stato mentale peggiora sempre di più. Sino a quello che è successo sabato".

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