Quali squali entrano nelle grotte delle Maldive: nutrice indo-pacifico e pinna bianca del reef i più comuni

Nel momento in cui stiamo scrivendo, è stata comunicata la notizia che sono stati individuati i corpi dei subacquei italiani morti nella grotta di Alimathà, alle Maldive. Più precisamente, sono stati trovati nel terzo segmento della grotta, dove si riteneva fossero. Del gruppo di cinque connazionali che hanno partecipato alla tragica immersione, era stato recuperato solo il corpo di Gianluca Benedetti. Non è ancora chiaro se il team di esperti sub finlandesi di DAN Europe che ha trovato i cadaveri procederà immediatamente col recupero; nella giornata odierna, infatti, erano previste solo missioni esplorative nei tratti più superficiali della grotta, attorno ai 60 metri di profondità. Ciò che è certo è che, come indicato dalla dottoressa Laura Marroni, vicepresidente e CEO dell'organizzazione impegnata nella missione, è fondamentale recuperare in fretta i cadaveri sia per le alte temperature dell'acqua – che accelerano processi trasformativi, sono già passati alcuni giorni – che per la potenziale presenza di squali. Ma quali sono le specie di squalo che vivono nelle grotte sommerse delle Maldive?
Le acque dello splendido arcipelago asiatico ospitano oltre trenta specie di squali confermate in letteratura scientifica. Non a caso si tratta di uno dei Paesi dell'Oceano Indiano con la più ricca diversità di questi pesci cartilaginei, una condizione che attira turisti da tutto il mondo per ammirare questi animali nel proprio habitat naturale. Il più ambito dai turisti è indubbiamente lo squalo balena, presente tutto l'anno grazie all'acqua calda. È il pesce più grande del mondo con la sua dozzina di metri di lunghezza. Nonostante le dimensioni minacciose, tuttavia, è innocuo per l'uomo, dato che è un filtratore che si nutre di plancton e piccoli pesci. Non è chiaramente una specie che si può incontrare nelle caverne sommerse. Quelle che vi entrano abitualmente sono soprattutto due: lo squalo nutrice indo-pacifico o squalo nutrice fulvo (Nebrius ferrugineus) e lo squalo pinna bianca del reef (Triaenodon obesus). Sono entrambi considerati innocui per l'essere umano, indubbiamente un vantaggio per una missione di recupero già rischiosa per le condizioni ambientali intrinseche. Nonostante non attacchino l'essere umano con intenti predatori, ma siano addirittura schivi nei confronti dei subacquei (in particolar modo il pinna bianca), non si può escludere che dei cadaveri possano essere scambiati per una fonte di cibo.
Il più grande dei due è lo squalo nutrice indo-pacifico, che può arrivare a oltre 3 metri di lunghezza. È quindi un animale di grandi dimensioni. Vive fino a una profondità di circa 70 metri, quindi una grotta sommersa come quella di Alimathà si trova più o meno al limite del suo habitat. È un predatore con abitudini notturne che tende a inseguire attivamente e ad “aspirare” le sue prede, che cattura anche all'interno di anfratti e cunicoli. Si nutre soprattutto di polpi e altri invertebrati, ma non disdegna pesci e persino serpenti marini.

Il suo comportamento è più mansueto rispetto a quello del comune squalo nutrice, che pur essendo anch'esso “tranquillo” rispetto ad altre specie di elasmobranchi, è stato comunque protagonista di aggressioni anche gravi. Nel 2024 un bambino di 10 anni rimase gravemente ferito a una gamba a causa del morso di uno squalo nutrice (Ginglymostoma cirratum), sebbene avvenuto all'interno della piscina di un resort a Paradise Island, un'isola delle Bahamas. Secondo l'International Shark Attack File lo squalo nutrice è stato coinvolto in una decina di attacchi non provocati all'uomo. Talvolta gli incidenti si verificano quando gli squali si sentono minacciati o “messi all'angolo” e reagiscono per puro istinto di difesa. Lo squalo nutrice indo-pacifico è talvolta conosciuto come “squalo dormiente” perché di giorno è possibile osservarlo sui fondali, all'interno delle grotte o sotto grandi barriere e sporgenze, mentre riposa placidamente.
La seconda specie più comune nelle grotte sommerse delle Maldive è lo squalo pinna bianca del reef (Triaenodon obesus). Curiosamente, anche se l'epiteto latino significa proprio obeso, l'aspetto di questo squalo è longilineo e slanciato. Come spiegato dalla Monaco Nature Encyclopedia, l'intento dello scienziato che lo ha classificato (Rüppell) non era quello di indicarlo come appunto “grasso” e robusto, ma il contrario: “Utilizzando la particella intensitiva “ob” ed aggiungendovi “ésus”, participio passato di “edere” (mangiare, consumare), significherebbe consunto, sottoalimentato, anoressico”, hanno spiegato i ricercatori. Gli squali pinna bianca del reef sono quelli avvistati nelle grotte più comuni e visitate delle Maldive. Analogamente ai nutrice, possono essere osservati sui fondali, nelle cavità o sotto pareti di roccia. Sono lunghi circa la metà dell'altra specie (1,6 metri) e come indicato sono anch'essi innocui per l'essere umano. È una specie timida ed elusiva, ma se si sente minacciata e messa alle strette, può portare a mortsi ai subacquei. Vive a profondità massime di circa 40 metri, quindi questa specie non dovrebbe frequentare – perlomeno non abitualmente – la grotta di Alimathà.
Lo studio Maldives Sharkwatch Report 2009–2010 ha identificato nove diverse specie di squalo che sono entrate nelle grotte, anche occasionalmente. Oltre a quelle già citate, fra le altre figurano anche lo squalo pinna nera del reef (Carcharhinus melanopterus), meno comune nelle grotte a elevate profondità; lo squalo grigio del reef (Carcharhinus amblyrhynchos), più comune e abbondante nelle grotte profonde; lo squalo martello smerlato (Sphyrna lewini) che tuttavia entra solo in grandi cavità; lo squalo dalle punte argentee (Carcharhinus albimarginatus) che occasionalmente può entrare nelle grandi grotte; e lo squalo zebra (Stegostoma fasciatum), poco comune in grotte e cavità.