Auto su folla a Modena

Modena, l’ossessione di El Koudri: “Non mi fate lavorare perché sono straniero”. La sorella chiede scusa

Le indagini sulla vicenda di Salim El Koudri si concentrano anche sulla sua prolungata ricercata di un’occupazione: dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti emerge tutta la frustrazione del 31enne. La procura di Modena sta cercando di capire il possibile elemento scatenante delle ultime settimane. Intanto, arrivano le scuse della sorella Carmen in un audio: “Non so se riusciremo a guardarlo negli occhi”.
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Gli investigatori stanno ricostruendo passo dopo passo la storia di Salim El Koudri, il 31enne che sabato scorso si è lanciato con un’auto contro i passanti in via Emilia Centro, a Modena. Un lavoro che si concentra tanto sulle ultime settimane quanto su un malessere che, secondo chi lo conosceva o lo ha seguito, avrebbe covato a lungo.

Il quadro che emerge, anche dalle testimonianze raccolte dagli inquirenti, è quello di una esistenza segnata quasi interamente dalla ricerca di un impiego. El Koudri avrebbe contattato per mesi agenzie interinali e conoscenti, insistendo spesso più volte al giorno per avere aggiornamenti sulle candidature. Risposte negative e silenzi avrebbero alimentato una tensione crescente, trasformando la ricerca di lavoro in una fonte costante di frustrazione.

In alcune conversazioni telefoniche avrebbe anche contestato un presunto trattamento discriminatorio, ripetendo: “Non mi fate lavorare perché sono straniero”. Alcuni residenti hanno effettivamente notato alcune discussioni accese, in particolare alcuni lo ricordano mentre parlava animatamente al telefono.

Un contributo alla ricostruzione del suo profilo arriva dalle psichiatre del Centro di Salute Mentale di Castelfranco Emilia, ascoltate dagli investigatori dopo l’accaduto. El Koudri era seguito fino al 2024 per un disturbo schizoide di personalità. Secondo quanto riferito, il 31enne non avrebbe mai mostrato segnali di aggressività o comportamenti violenti. Le terapie farmacologiche avrebbero dato qualche miglioramento, ma sempre il tema del lavoro restava centrale e dominante. Anche l’ultimo datore lo avrebbe descritto come una persona isolata, con difficoltà nei rapporti con i colleghi.

Gli investigatori si stanno comunque concentrando anche sul contesto familiare. Il padre, laureato in letteratura, avrebbe vissuto anni prima una vicenda simile: rientrato in Marocco dopo difficoltà lavorative in Italia, era poi tornato in Emilia come operaio metalmeccanico. Secondo le ipotesi investigative, questa esperienza potrebbe aver inciso sulla percezione del figlio alimentando nel tempo un senso di marginalità e frustrazione nel mondo del lavoro.

E a proposito della famiglia, Carmen El Koudri, la sorella di Salim, è tornata a parlare dell'accaduto: "È difficile, è impossibile trovare delle parole giuste. È che ci dispiace, ma non è neanche la parola giusta. Non esiste una parola giusta che possa descrivere quanto ci dispiace. Ogni pensiero è rivolto ai feriti, alle loro famiglie e a chiunque abbia vissuto e assistito all'incubo di sabato".

La Procura di Modena però vorrebbe individuare quello che è stato il possibile elemento scatenante delle ultime settimane. La Digos sta analizzando un ingente materiale sequestrato nell’abitazione dell’uomo: cinque cellulari, due tablet, quattro computer, hard disk, chiavette USB e oltre cento fogli manoscritti, in gran parte in arabo. Esaminati anche taccuini, agende, cronologie di navigazione e movimenti della carta PostePay. L’obiettivo è individuare segnali o tracce che possano chiarire l’origine della crisi.

Fortunatamente la follia di El Koudri non ha fatto vittime. All’ospedale di Baggiovara Ospedale Civile di Baggiovara restano comunque ancora ricoverati alcuni dei feriti. Tra loro Anna, una turista tedesca di 69 anni, che ha subito l’amputazione di entrambe le gambe. La donna, prossima alle dimissioni, è ora cosciente e assistita dalla sorella arrivata dalla Germania. Durante la visita del sindaco Massimo Mezzetti e della prefetta Fabrizia Triolo, Anna ha voluto ringraziare chi le è stato vicino, dicendo: “Quello che mi è successo non è colpa dei modenesi, lo so. Anzi, li sto sentendo vicini. Stanno facendo tanto per me. Mi stanno aiutando. Grazie, grazie”.

La donna ha poi aggiunto, tramite una mediatrice sanitaria che le ha fatto da traduttrice, di percepire una forte solidarietà da parte della città. Anche la sorella ha confermato lo stesso sentimento, sottolineando la vicinanza ricevuta nei giorni del ricovero. Il sindaco, riferendo le loro parole, ha commentato: “Loro hanno ringraziato la città, ma siamo noi a doverle ringraziare e a doverci scusare per quello che è accaduto. La straordinaria forza e serenità di queste donne mi fa sentire più tranquillo”."

Non potendo abbracciare la paziente, Mezzetti ha stretto la mano alla sorella e, prima di lasciare il reparto, lui e la prefetta hanno salutato Anna con un gesto da lontano. “Se la signora Anna vorrà mai tornare a Modena, sarà ovviamente nostra ospite in tutto e per tutto”, ha aggiunto il primo cittadino.

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