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Strage di Bologna, Paolo Bellini fa richiesta di eutanasia dal carcere: “Sono vittima di un complotto”

In una lettera inviata alla Gazzetta di Reggio Paolo Bellini, ex esponente di Avanaguardia Nazionale condannato per la strage fascista di Bologna, ha chiesto di poter ottenere il suicidio assistito farmacologico, dichiarasi vittima di un “complotto politico, mediatico e giudiziario”.
A cura di Davide Falcioni
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Paolo Bellini.
Paolo Bellini.

Dalla sua cella del carcere di Padova, dove sta scontando una condanna all'ergastolo per la Strage di Bologna del 2 agosto 1980, Paolo Bellini torna a far parlare di sé attraverso una lunga lettera inviata alla redazione della Gazzetta di Reggio. In dieci fogli scritti rigorosamente in stampatello, l’uomo condannato per la più cruenta strage della storia della Repubblica italiana ha formalizzato una richiesta estrema, invocando per se stesso "l’eutanasia farmacologica". Nella misiva, Bellini sostiene di aver già tentato questa strada nel 2025, durante il suo periodo di detenzione in Sardegna, e oggi indirizza la sua pretesa non solo ai media, ma anche a diverse procure e alla Commissione parlamentare antimafia, nel tentativo di forzare la mano alle istituzioni carcerarie e sanitarie.

Nella sua ricostruzione, l'ex esponente dell'estrema destra – che si firma come il "Sacco e Vanzetti italiano", sebbene i due fossero stati anarchici e non certo fascisti – si dichiara vittima di un orchestrato "complotto politico, mediatico e giudiziario", utilizzando toni perentori nei confronti dei responsabili del penitenziario. Bellini esige infatti che "la direzione sanitaria di Padova provveda in tal senso rispettando le leggi vigenti in materia di ‘silenzio-assenso’ dalle quali non vi potete sottrarre", appellandosi a una interpretazione personale delle normative sul fine vita per ottenere la sospensione della propria esistenza dietro le sbarre.

Secondo l’ex Avanaguardia Nazionale, "dopo 60 giorni la giunta regionale della Sardegna non dando risposta alcuna (alla sua richiesta di eutanasia, ndr) ha fatto sì che scattasse in automatico il ‘silenzio assenso'". Di qui il rinnovo della richiesta a Padova, motivata con quello che nella missiva definisce un "massacro" mediatico, politico, "massonico" e giudiziario, argomentazione che Bellini ha spesso usato anche al processo di Bologna, il cui ergastolo è diventato definitivo nel luglio 2025, dopo tre gradi di giudizio che hanno di fatto confermato l’impianto del primo grado: per la giustizia italiana, Bellini – all’epoca con l’alias brasiliano Roberto Da Silva – è il quarto uomo della strage, insieme agli ex Nar Valerio "Giusva" Fioravanti, Francesca Mambro e Gilberto Cavallini.

La figura di Paolo Bellini rappresenta uno dei profili più complessi e oscuri della storia criminale italiana del Novecento. Militante neofascista di Avanguardia Nazionale, ha attraversato i decenni accumulando condanne pesantissime, culminate nell'ergastolo per quello che è considerato come il più efferato attentato della storia della Repubblica, la strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna che causò 85 morti e oltre 200 feriti. La sua carriera criminale non si esaurisce però nel terrorismo nero: Bellini è stato un uomo dai mille volti, capace di muoversi come latitante sotto falso nome, trafficante di opere d’arte e killer spietato al servizio della ’ndrangheta. La sua biografia incrocia i momenti più bui dell'Italia, dai contatti con Cosa Nostra e figure come Antonino Gioè fino alle indagini sulle stragi mafiose degli anni Novanta, delineando il ritratto di un soggetto cerniera tra l'eversione neofascista, la criminalità organizzata e i settori deviati degli apparati statali.

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