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Bologna, chiede il congedo dal lavoro per assistere la madre disabile,l’azienda la fa seguire da un investigatore

La Corte d’appello di Bologna ha dato ragione a una dipendente che era stata pedinata dall’azienda per la quale lavorava dal 2002 dopo aver chiesto e ottenuto il congedo per assistere la madre disabile.
A cura di Gabriella Mazzeo
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La Corte d'appello di Bologna ha dato ragione alla dipendente di una ditta che aveva denunciato vessazioni sul posto di lavoro e che era stata licenziata dopo aver preso il permesso straordinario per stare con la madre malata.

Secondo la Corte d'Appello, il licenziamento avrebbe avuto carattere ritorsivo: l'impiegata di Modena è infatti stata licenziata dopo aver lavorato nell'azienda per anni, iniziando nel 2002 con un contratto a tempo indeterminato. Durante questo lasso di tempo, secondo la dipendente, sarebbero state diverse le vessazioni subite. Per questo aveva usufruito di diversi periodi di malattia, riportando anche danni psico-fisici.

Secondo quanto da lei raccontato, il punto di rottura era arrivato nel 2021, quando a dicembre aveva chiesto e ottenuto il riconoscimento del diritto a fruire dei permessi per assistere la madre malata, residente in provincia di Reggio Emilia. Dal 15 dicembre 2021, fino al 31 marzo 2022, si era assentata per questo motivo.

Successivamente, aveva chiesto di fruire del congedo per un periodo di 2 anni, gravemente disabile, dichiarando di essere residente con la mamma nella sua abitazione di Reggio Emilia. La domanda era stata accolta e la donna aveva iniziato a usufruire del congedo dal primo aprile del 2002, con scadenza fissata per il 30 marzo del 2024.

A settembre 2'22 aveva però ricevuto una lettera in cui la società aveva comunicato l'avvio di un procedimento disciplinare nei suoi  confronti e a fine settembre era stata licenziata. L'azienda l'aveva infatti fatta seguire da alcuni investigatori privati, sostenendo che lei avesse "leso il vincolo fiduciario posto alla base del rapporto lavorativo". Secondo l'azienda, la donna aveva approfittato dei permessi e dei congedi e non li aveva usati per assistere la madre.

Le accuse sono state smontate totalmente in primo e in secondo grado. Durante il processo, infatti, è venuto fuori che la madre era andata a casa dell'altra figlia. Negli altri giorni, gli investigatori non erano riusciti a provare che la donna e sua madre non fossero nella stessa abitazione. Per i giudici il licenziamento è stato illegittimo e ritorsivo e la società èstata condannata a pagare 6mila euro di spese legali.

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