Morte avvelenate a Campobasso, estratti dati da telefoni e pc della famiglia: “Nulla da nascondere”

Nuovo passo avanti nell'indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte avvelenate a Campobasso nei giorni successivi al Natale. Oggi è stata effettuata la copia forense delle apparecchiature informatiche che permetteranno agli investigatori di Campobasso di acquisire informazioni sulle chat e i messaggi scambiati dalle vittime, comprese le ricerche sulla ricina.
Oggetto dell'indagine tecnica irripetibile sono nove apparecchi elettronici prelevati il 4 maggio nell'abitazione che le due vittime condividevano con gli altri familiari: Gianni Di Vita – marito di Antonella e padre di Sara – e Alice – figlia di Antonella e sorella di Sara -. Si tratta di due modem; due Iphone; due Samsung, di cui uno prelevato in camera di Sara; uno Xaomi; un portatile Hp; un tablet anche questo nella disponibilità della 15enne.
In Questura, per assistere alla procedura, sono arrivati anche i legali che assistono sia la famiglia Di Ielsi che di Gianni e Alice Di Vita. Interrogato dai giornalisti l'avvocato di questi ultimi, Vittorino Facciolla, ha detto che i suoi assistiti "non si sono fatti un'idea di quello che può essere accaduto", ma respingono ogni "narrazione che li vede coinvolti" e anzi, non hanno nulla da nascondere e ricercano attivamente la verità. L'avvocato ha risposto a una domanda sul telefono di Gianni Di Vita, l'unico apparecchio della famiglia che non è stato ancora sequestrato: "Io non so perché non è stato preso, questo bisogna chiederlo agli inquirenti. Noi lo abbiamo messo a disposizione dal primo secondo. Credo comunque che gli inquirenti stiano ragionando per step e quindi è possibile che acquisiranno anche quello di Gianni", riporta l'Ansa.
Gli inquirenti stanno cercando di capire se le vittime stesse avessero fatto ricerche sulla sostanza tossica che le ha uccise nei giorni immediatamente successivi al Natale. E per questo cercheranno riferimenti alla ricina nelle chat e in tutti gli apparecchi. La suggestione è nata dopo la scoperta di alcuni messaggi pubblicati in modo anonimo in un forum in cui si chiedevano informazioni sugli effetti della ricina, sul sapore e i tempi d'azione. Richieste che l'utente ha motivato con le "ricerche per un romanzo". Una circostanza che aveva scatenato i timori dei familiari superstiti, come aveva spiegato a Fanpage.it lo stesso Facciolla.
L'analisi riguarderà anche i commenti relativi alle modalità di cura da parte dei medici e dei paramedici che hanno seguito le due donne dal loro arrivo al pronto soccorso dell'ospedale Cardarelli di Campobasso. Si cercheranno quindi anche le opinioni sui "trattamenti sanitari ricevuti, anche a riscontro del tipo di monitoraggio clinico eseguito sulle pazienti".
Attualmente infatti sono due le piste seguite dagli investigatori per risolvere il mistero della morte di Antonella e Sara. Un primo fascicolo è stato aperto prima del rinvenimento della ricina nell'organismo delle due, con l'ipotesi di omicidio colposo per responsabilità medica, e vede indagati cinque medici del Cardarelli. Il secondo invece è contro ignoti per omicidio volontario premeditato.
L'ascolto in questura di centinaia di parenti e amici delle vittime sembra privilegiare questa seconda pista investigativa, e per questo la posizione dei medici, dopo la deposizione della relazione dell'autopsia potrebbe essere archiviata su richiesta dei loro legali.