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Mamma e figlia morte a Campobasso

Giallo Pietracatella, l’avvocato Facciolla: “In famiglia c’è paura, capire chi cercava la ricina sui forum”

La chiave per risalire al movente dietro la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita potrebbe essere negli account social anonimi che hanno fatto domande sulla ricina. Sequestrati telefoni e pc e ascoltate oltre 100 persone. A Fanpage.it l’avvocato di Gianni e Alice Di Vita spiega: “Pista dei forum va verificata”
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Antonella Di Ielsi e Gianni Di Vita con le due figlie
Antonella Di Ielsi e Gianni Di Vita con le due figlie
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La ricina continua a essere al centro delle attenzioni degli inquirenti nel caso dell'avvelenamento di Antonella Di Ielsi, 51 anni, e di sua figlia 15enne Sara Di Vita. Le due donne sono morte tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a poche ore di distanza l'una dall'altra mentre erano ricoverate all'ospedale Cardarelli di Campobasso. L'ipotesi iniziale dell'intossicazione alimentare è stata smentita dagli accertamenti tossicologici del Centro antiveleni che avrebbe individuato la presenza di ricina nell'organismo delle vittime.

Gli investigatori della squadra mobile di Campobasso e della Procura di Larino, che nel frattempo ha aperto un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio premeditato, si stanno concentrando sui legami familiari e personali di Sara e Antonella. Sono oltre 100 le persone ascoltate sino ad ora, alcune più di una volta, mentre procedono anche gli accertamenti su telefoni e computer delle persone che frequentavano la casa di Pietracatella a cominciare dai suoi abitanti: Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e la figlia maggiore Alice.

Come apprende Fanpage.it da fonti vicine all'indagine, in queste settimane sono stati svolti sui device di Alice gli accertamenti tecnici irripetibili. Sono stati posti sotto sequestro anche i telefoni delle due vittime e un notebook presente nella casa familiare.

Gli accertamenti si accompagnano a una massiccia mole di interrogatori a tutti i familiari e conoscenti che frequentavano l'abitazione e che vi hanno avuto accesso soprattutto tra il 23 e il 24 dicembre, giorni che secondo gli investigatori coinciderebbero con l'avvelenamento.

Al vaglio degli inquirenti ci sono anche una serie di messaggi postati su diversi forum online nei mesi antecedenti al delitto, nei quali un utente anonimo chiede se "l'acquisto di grandi quantità di ricina è tracciato" e se l'acquisto dei semi può essere "segnalato alle autorità doganali". Informazione che l'utente ha giustificato con le ricerche necessarie per scrivere un romanzo. Un dettaglio inquietante che getta un'ombra sinistra sulla piccola comunità di Pietracatella, appena 1.100 abitanti.

Avvocato Facciolla: "Approfondire pista account forum su ricina"

Davanti a questo quadro, l'avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni e Sara Di Vita, conferma l'angoscia dei sopravvissuti: "In famiglia c’è paura. Sarebbe così già normalmente, figuriamoci davanti a una cosa come questa che non si conosce e che ha provocato la morte di prossimi congiunti", spiega a Fanpage.it, e aggiunge:"La pista degli account e dei forum va verificata per risalire a chi ha fatto quelle richieste".

Facciolla oltre a essere avvocato è anche consigliere regionale del Molise eletto con una lista civica di centro sinistra. Ha assunto il mandato dopo che il precedente legale, Arturo Messere, aveva lasciato per "motivi contingenti" non meglio specificati alla stampa. Poco dopo, Facciolla ha assunto ufficialmente l'incarico. A unirlo al suo assistito è la militanza politica nel Partito Democratico molisano. Anche Gianni Di Vita ha ricoperto incarichi ufficiali nel partito ed è stato sindaco di Pietracatella per dieci anni, mentre dal 2020 ne è consigliere di maggioranza.

Nonostante il radicato legame con la città, padre e figlia hanno lasciato Pietracatella per trasferirsi a Campobasso. Una scelta motivata dall'avvocato con la necessità di preservare la giovane dall'interesse dei media: "Alice deve fare la maturità tra 20 giorni. Ha il diritto di affrontare questo momento senza tutta la pressione mediatica a cui è sottoposta. Il trasferimento serve proprio ad allentare questa pressione".

Dalla morte di Sara e Antonella, padre e figlia non erano rientrati nella loro abitazione ma erano rimasti a Pietracatella, nella palazzina antistante al condominio in cui vivevano, ospiti della cugina di lui, Laura Di Vita. La donna verrà ascoltata in Questura in qualità di testimone la prossima settimana nell'ambito delle vaste indagini che stanno scandagliando la rete sociale di Di Ielsi-Di Vita. Davanti al possibile coinvolgimento di componenti allargati della famiglia, l'avvocato chiosa: "Io rappresento solo Gianni e Sara Di Vita, nessun altro".

Proprio per continuare ad ascoltare i testimoni e proseguire gli accertamenti sui forum, il Gip sarebbe pronto a chiedere una proroga delle indagini. Sul tavolo però ci sarebbe anche la parte dell'inchiesta che riguarda la responsabilità dei medici che il 27 e 28 dicembre si sono occupati di Sara e Antonella nel pronto soccorso dell'ospedale.

"Le indagini sono ancora in una fase preliminare – sottolinea Facciolla – L'ipotesi dell'avvelenamento da ricina alleggerisce molto la posizione dei medici, ma non c’è ancora stato il deposito ufficiale dell'esame autoptico".

Avvocato medico indagato: "Avvelenamento subdolo, impossibile rilevarlo in pronto soccorso"

Il perché l'avvelenamento da ricina alleggerisca la posizione del personale sanitario del Cardarelli lo spiega a Fanpage.it Pietro Terminiello, legale di uno dei medici iscritti nel fascicolo degli indagati: "La logica investigativa sembra concentrarsi non più sulla responsabilità per colpa medica ma sui rapporti tra i componenti della famiglia e degli amici che gravitavano intorno ad essa individuati attraverso l'accertamento tecnico irripetibile. Il baricentro investigativo è cambiato, questo è inopinabile, anche perché è cambiata l'ipotesi accusatoria".

La Procura di Larino in prima battuta aveva aperto un fascicolo d'indagine nei confronti di cinque medici del Cardarelli con l'accusa di omicidio colposo. Oggi invece si indaga per duplice omicidio premeditato, e si indaga quindi tra i conoscenti delle vittime. Per Terminiello, "anche se attualmente non è esclusa la responsabilità dei medici, tant'è vero che la loro posizione non è stata ancora archiviata, è evidente che gli accertamenti stanno andando altrove".

Durante gli esami tossicologici è emersa la presenza di ricina nel corpo delle vittime, ma sarà l'esame autoptico a confermare in maniera definitiva che la morte sia avvenuta per causa diretta di questa sostanza. Ciò potrebbe portare i medici fuori dall'indagine, secondo l'avvocato: "Rilevare una forma di avvelenamento così subdola nei reparti di pronto soccorso degli ospedali italiani è semplicemente impossibile. I medici hanno eseguito in maniera inappuntabile i protocolli previsti per la sintomatologia di quel genere, e non potevano fare niente di più di quello che hanno fatto". E aggiunge: "Attendiamo a breve una richiesta di archiviazione, nel caso in cui tale richiesta sarà opposta dai difensori delle persone offese [Gianni e Sara Di Vita n.d.r.], chiaramente ci difenderemo".

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