Avvelenate con ricina, in casa trovati e sequestrati 5 telefoni e un computer, Procura: “Indagine avanza”

È durato circa tre ore il sopralluogo condotto oggi dagli esperti della polizia scientifica nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove si sospetta siano state avvelenate con ricina Antonella Di Ielsi l figlia 15enne Sara Di Vita. Come disposto dalla Procura, durante l’ispezione rinvenuti e sequestrati 5 telefoni e un computer, dispositivi che in parte erano nella disponibilità delle due vittime in parte del resto della famiglia.
All’operazione di prelevamento dei dispositivi informatici erano presenti anche i consulenti di parte, cioè i medici ancora indagati e le parti offese, cioè i parenti delle due vittime. Secondo quanto riferito da uno di loro, i cinque smartphone sequestrati sono tre iPhone, un Samsung e uno Xiaomi tra cui però solo due erano effettivamente provvisti di sim e quindi attivi e utilizzati, tra cui uno ritrovato nella tasca di un giubbotto. Gli altri tre invece erano riposti in un cassetto. Il computer infine si trovava in cucina.
Il prelievo di telefoni e pc è avvenuto con un lavoro molto delicato per non alterare lo stato delle stanze e della casa che rimane sotto sequestro per possibili ulteriori verifiche. Come disposto dalla Procura, tutti i dispostivi sono stati consegnati al laboratorio digitale della procura di Campobasso, per le successive attività di acquisizione forense. Così come avvenuto per lo smartphone dell’altra figlia maggiore di Antonella Di Ielsi, i pm vogliono estrapolare dati e comunicazioni che potrebbero chiarire i rapporti tra vittime e altri parenti e fare luce su eventuali contrasti ma anche su contatti con altre persone che potrebbero avvalorare la tesi si un avvelenamento da parte di conoscenti.
Il sopralluogo, iniziato pochi minuti dopo le 10 e terminato poco dopo le 13, ha riguardato sia l'appartamento dove vivevano le due vittime che quello della madre di Di Vita, cioè nonna e suocera delle donne morte. Sarebbero stati prelevati anche alcuni documenti. “Si tratta di attività previste già che, allo stato, non erano state fatte perché avevamo bisogno di conferme da parte dell'Istituto di tossicologia della Maugeri e abbiamo bisogno ancora, in realtà, non solo di conferme da questo punto di vista ma dal punto di vista dell'attività autoptica” ha dichiarato la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, aggiungendo: “Siamo in una fase di attesa ma di progressivo ingresso nelle vicende di cui ci stiamo occupando che non potevano restare più al livello soltanto della tossicologia e degli studi scientifici ma, a questo punto, chiedevano un intervento da un punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie".