Morte a Campobasso, c’è conferma dell’avvelenamento da ricina: si indaga sugli ultimi 5 mesi della vita di Alice

Sono morte per avvelenamento da ricina Antonella Di Ielsi e Sara di Vita, mamma e figlia decedute a Campobasso nel periodo di Natale. La conferma è arrivata dalla Procura di Larino: gli esperti del Centro antiveleni confermano per le due vittime la grave intossicazione da ricina e la relazione è stata inviata agli investigatori dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca, che ha effettuato le autopsie su Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi.
Nella relazione tossicologica redatta dal professor Locatelli emerge la conferma della positività alla ricina e alla relazione sono stati allegati ulteriori documenti che saranno depositati in Procura insieme alla consulenza finale sulle autopsie. Nel frattempo si indaga sulla cronologia delle ricerche internet e nelle note del cellulare di Alice, la figlia maggiore sopravvissuta alla cena fatale di Pietracatella. Quella sera era andata a mangiare fuori con gli amici, ma nel suo smartphone sono stati trovati appunti sui pasti consumati da familiari e amici alla cena alla quale lei non aveva partecipato.
Tra gli appunti, ci sono anche i pasti consumati dalla mamma e dalla sorella. Gli accertamenti sul telefono sequestrato andranno dal primo dicembre al 13 aprile scorso. Si tratta di un accertamento irripetibile nell'ambito del fascicolo aperto per omicidio premeditato, ancora senza indagati.
Al centro delle indagini ci sono in particolare le chat tra Alice, i genitori e la sorella Sara. Lo scopo è quello di accertare i rapporti tra i familiari e le comunicazioni nelle ore prima dei decessi. Sotto la lente di ingrandimento saranno passate anche le conversazioni di Alice con altri parenti e conoscenti. Viene chiesto anche di acquisire la cronologia della navigazione su internet e rilevazioni sulle posizioni del telefono. Le verifiche saranno effettuate martedì prossimo alle 9.30 negli uffici della Polizia giudiziaria di Campobasso. Saranno estratti i dati del telefono alla presenza degli avvocati delle parti offese. Tra questi c'è anche Gianni Di Vita, papà di Alice e Sara, seguito dall'avvocato Vittorino Facciolla. L'uomo si dice tranquillo rispetto ai nuovi sviluppi.
Perché solo il telefono di Alice è stato sequestrato? La ragazza resta comunque parte offesa e non è attualmente indagata. Gli inquirenti stanno con tutta probabilità cercando di fare chiarezza sulle note del suo telefono. Per Facciolla, cercano di svolgere le attività di indagine "un po' alla volta", concentrandosi su un aspetto per poi spostarsi, con tutta probabilità, su altri interrogativi. "Non credo che una ragazzina di 18 anni possa essere coinvolta in una cosa che neanche il Mossad avrebbe potuto gestire in quel modo".
L'avvocato ha sottolineato che il papà delle due ragazze non ha idea di come la ricina possa essere entrata in casa. "Gli investigatori fanno bene a fare un'indagine classica, perché se non si riesce prima a capire da dove proviene il veleno non puoi attribuirlo a qualcuno". Sono stati recentemente interrogati anche i compagni di classe e gli amici delle ragazze. Nel frattempo si attendono i prossimi passi delle indagini dopo quanto emerso dagli accertamenti degli esperti del Centro antiveleni e dal cellulare della 18enne Alice. Potrebbe esserci un nuovo interrogatorio per Gianni Di Vita e un nuovo sopralluogo degli investigatori nella casa familiare di Pietracatella, ancora sotto sequestro.
Le analisi del sangue di Gianni Di Vita, invece, non hanno evidenziato tracce di ricina. È quanto si apprende da fonti investigative che hanno così confermato quanto era già emerso nelle settimane passate.