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Mamma e figlia morte a Campobasso

Morte avvelenate a Campobasso, 160 audizioni a Pietracatella: parenti stretti ascoltati più volte in Questura

A sei mesi dalla morte per ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita a Pietracatella, l’inchiesta prosegue con 160 verbali e nuove audizioni. Non ci sono ancora indagati per omicidio con l’uso del veleno.
Antonella di Ielsi e Gianni Di Vita con le due figlie
Antonella di Ielsi e Gianni Di Vita con le due figlie
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Su poco più di mille abitanti sono state effettuate 160 audizioni: è questa la situazione in corso a Pietracatella, il piccolo paese della provincia di Campobasso sconvolto dal giallo della ricina. Qui il 27 e 28 dicembre 2025 sono morte la 50enne Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, 15 anni.

Inizialmente la Procura di Larino aveva aperto un fascicolo nei confronti di cinque medici dell'ospedale molisano Cardarelli che avevano preso in carico le due donne. Successivamente, con la scoperta della ricina nell'organismo delle vittime, a quel filone d'indagine se n'è affiancato un altro nei confronti di ignoti per omicidio premeditato con l'uso del mezzo velenifero. A seguito di questa ipotesi, gli inquirenti si sono concentrati su amici e parenti che gravitavano attorno alla famiglia Di Ielsi-Di Vita.

Sono centinaia le persone ascoltate all'interno della Questura di Campobasso, alcune delle quali sentite più e più volte. Come apprende Fanpage.it da fonti vicine alle indagini, tra queste ci sono almeno due persone nella cerchia più stretta delle vittime.

I 160 verbali di sommarie informazioni non corrispondono infatti ad altrettanti cittadini, proprio perché alcuni sono stati ascoltati in più occasioni durante i sei mesi di indagini. All'inizio l'ascolto era volto a comprendere cosa avessero mangiato le vittime nei giorni precedenti alla morte, e quindi in quale pietanza potesse nascondersi la ricina. In seguito, con la scoperta di alcuni account che su forum online chiedevano informazioni su come somministrare la sostanza senza farsi scoprire, sono stati sequestrati i dispositivi elettronici di tutti i familiari e gli investigatori hanno puntato a ricostruire i legami familiari e gli eventuali dissidi.

Una circostanza che, come aveva spiegato a Fanpage.it l'avvocato della famiglia Vittorino Facciolla, ha messo in allarme i superstitiGianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e Alice, figlia di Antonella e sorella di Sara. Solo le vittime avevano nell'organismo tracce di ricina, sia Gianni che Alice, invece, sono risultati negativi agli esami.

Due sono i momenti in cui secondo gli investigatori sarebbe potuta essere somministrata la sostanza: il 23 dicembre, quando al momento dei pasti c'erano solo le due vittime, e il 24 quando invece erano presenti decine di parenti e la casa era aperta per accogliere amici e visitatori. A dirimere la questione saranno le nuove perizie: solo queste chiariranno se la somministrazione all'antivigilia e alla Vigilia sono compatibili con i decessi registrati cinque giorni dopo.

Il 30 giugno dovrà essere depositata la nuova consulenza tecnica redatta dal direttore del Centro Antiveleni di Pavia, Carlo Locatelli, che nella sua prima relazione aveva svelato la presenza della proteina tossica. Insieme al tossicologo, in veste di consulente nominato dal Tribunale, lavorerà anche il chimico forense Daniele Merli.

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