Madre e figlia morte avvelenate con Ricina, l’autopsia: “Elevato quantitativo di tossine, impossibile salvarle”

Quando Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita sono state ricoverate a Campobasso, la loro situazione clinica era ormai disperata e anche se i medici si fossero accorti dell’avvelenamento da ricina in atto, sarebbe stato impossibile salvarle a causa dell’elevato quantitativo di tossine nel corpo. È quanto ha stabilito l’autopsia su madre e figlia avvelenate nei giorni a ridosso di Natale nella loro casa di Pietracatella.
I risultati dell’esame post mortem, depositati alcuni giorni fa, potrebbe mettere un primo punto fermo sulla delicata vicenda su cui indaga ora la procura di Larino. L’autopsia infatti confermerebbe definitivamente l’assoluta estraneità dei medici alla morte di madre e figlia, che si erano rivolte al pronto soccorso due volte ma le loro condizioni erano state ricondotte a una possibile intossicazione alimentare.
Secondo la dettagliata perizia medico legale composta da quasi 900 pagine, a cui sono allegati anche gli esami svolti dal centro antiveleni "Maugeri" di Pavia, “Le indagini chimico-tossicologiche eseguite sui campioni biologici” hanno fatto emergere “valori compatibili con un'intossicazione acuta da tossine del ricino”. La relazione dei consulenti, anticipata dal Tg1, spiega inoltre che “Alla luce dell'elevato quantitativo delle tossine del ricino individuate agli esami tossicologici, dell'assenza di antidoto specifico e della rapidità evolutiva del quadro, non è possibile affermare che una diversa condotta sanitaria avrebbe impedito il decesso della paziente”.
Nel documento, i medici legali aggiungono anche altre considerazioni su come e quando potrebbe essere avvenuto l’avvelenamento da Ricina anche se confermano che non ci può essere certezza. “La comparsa dei primi sintomi nella mattinata del 25 dicembre orienta verso una possibile esposizione avvenuta verosimilmente tra il 23 ed il 24 dicembre” sostengo i periti, aggiungendo che l’esposizione alla sostanza tossica sarebbe avvenuta “più probabilmente per via orale”.
Considerazioni anticipate già a Fanpage.it da Benedetta Pia De Luca, medico legale che ha lavorato alle autopsie su Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita insieme ai colleghi Francesco Giovanni Battista Laterza, Alessandro Locatelli e Daniele Merli. “È confermata la causa del decesso come intossicazione da ricina, ma non le modalità di somministrazione o di assunzione di questo veleno” aveva spiegato De Luca, aggiungendo che “La ricina può essere somministrata in vari modi, quella più plausibile e probabile per me è la via orale, ma non possiamo dire con certezza che l'abbiano ingerita o in che modo o se l'abbiano fatto con un alimento o con un liquido”.
Altri elementi utili dagli esami medico scientifici potrebbero arrivare ora dall’analisi dei 70 alimenti sequestrati nelle case della famiglia Di Vita a Pietracatella e invitai in Germania al Centro per i rischi biologici e patogeni speciali presso il Robert Koch Institut di Berlino. “I tedeschi hanno delle tecniche, delle metodiche, che qua in Italia non ci sono e potranno aiutare chi indaga a risolvere il caso” ha spiegato Benedetta Pia De Luca, sottolineando che si è di fronte a un “Caso unico" e "ora tocca a chi indaga” se si sia trattato di un duplice omicidio o se regge ancora l’ipotesi dell’assunzione accidentale.