Uccise dalla ricina, il gastroenterologo della Procura: “Morte violenta, non dimentico l’autopsia sulla figlia”

Necrosi emorragica della mucosa gastrointestinale, gravissima disidratazione, insufficienza multiorgano e infine shock cardiocircolatorio. Questo è il quadro clinico che ha portato alla morte la 15enne Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi, 51 anni. "È stata una morte violenta", conferma a Fanpage.it il gastroenterologo Francesco Laterza, specialista del pool di esperti incaricati dalla Procura di Larino di redigere la perizia relativa alle due donne di Pietracatella uccise dalla ricina il 27 e 28 dicembre, appena dopo Natale.
Laterza, medico dell'ospedale di Chieti, è stato il primo specialista ad affiancare la medica legale Benedetta De Luca, quando ancora l'ipotesi era quella di un'intossicazione alimentare e sono stati indagati cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso per omicidio colposo. Successivamente, è stato aperto un altro filone d'indagine contro ignoti per omicidio premeditato e ascoltate 120 persone vicine alla famiglia.
Dottore, ha firmato come consulente del collegio peritale la seconda perizia sulla morte delle due donne, ma lei era anche al tavolo dell'autopsia il 31 dicembre 2025, prima che si iniziasse a parlare di ricina. L'attenzione degli inquirenti si è spostata sui conoscenti delle vittime, com'è cambiato quindi il suo lavoro?
Non c'è stato nessuno spostamento. Sono due tronconi che vanno in parallelo con altrettanti quesiti specifici posti dalla Procura. Il primo è relativo all'omicidio per colpa medica, il secondo per omicidio premeditato da avvelenamento. Il mio ruolo ha riguardato, e riguarda, il primo quesito. Quindi l'uno non esclude l'altro, vanno di pari passo.
Secondo lei i medici potevano riconoscere i sintomi da avvelenamento da ricina?
Non è questo il punto. A prescindere da che cosa sia stato – ricina, arsenico, salmonella – dobbiamo chiarire se i medici davanti a quel caso clinico hanno seguito linee guida e protocolli precisi. Questo non significa fare la diagnosi. In questi casi bisogna accertare se la paziente arrivata in pronto soccorso con determinati sintomi è stata trattata nel modo giusto oppure è stata mandata a casa.
Qual è la differenza tra la classica tossinfezione alimentare e l'avvelenamento da ricina?
La tossinfezione alimentare si ha quando si mangia un cibo avariato ed è provocata da tossine prodotte dai microbi. Il caso più comune è la salmonellosi. L'intossicazione da ricina è prodotta da sostanze nocive esterne come veleni, metalli pesanti, sostanze radioattive.
I sintomi sono gli stessi tra una banale salmonellosi e l'intossicazione da ricina?
Non necessariamente ma le fasi iniziali possono essere sovrapponibili perché parliamo di sintomi aspecifici, come nausea, vomito, dolore di pancia, diarrea, malessere generale. Banalmente, gli stessi sintomi che possono venire mangiando un cornetto alla crema avariato.
Le due donne però presentavano un quadro grave con lesioni distruttive della mucosa.
Ci sono tossinfezioni alimentari che possono causare distruzione della mucosa, ad esempio il tifo. A questo scopo si fanno colture su campioni biologici per vedere se ci sono dei microbi che hanno potuto causare una situazione del genere. Se da questi non arriva riscontro si passa alle sostanze esterne e si testano quelle che sono negli elenchi internazionali fino a quando non si trova riscontro.
Se arrivasse nell'ospedale dove lavora una persona con un avvelenamento da ricina, pensa di riconoscerlo?
No. Ma adesso forse ci penserei.
Qual è stata la sfida più difficile per lei, dovendo fare queste valutazioni?
Assistere all'autopsia di una ragazzina di 15 anni. Una vita così giovane, persa in quella maniera, non si scorda. È stata una morte violenta.