Antonella Di Ielsi e la figlia avvelenate a Campobasso, analizzate migliaia di chat dai telefoni poi nuovi interrogatori

Altri elementi utili alle indagini sull'avvelenamento da ricina di Pietracatella potrebbero arrivare dai cellulari di tutta la famiglia Di Vita, in particolare da quelli di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte a dicembre dopo un pranzo per le festività natalizie. Dalle chat dei cellulari sotto sequestro sarebbero emerse migliaia di conversazioni, analizzate dagli esperti che hanno messo a confronto i contenuti con le deposizioni dei testimoni.
Il lavoro sui diversi dispositivi durerà ancora a lungo, anche perché oggetto di indagine sono tutti i cellulari e computer della famiglia Di Vita. Per alcuni cellulari verranno esaminate conversazioni anche di molti anni indietro nel tempo. Alcuni interrogatori più importanti potrebbero avvenire solo dopo che l'analisi sarà conclusa, quando gli investigatori avranno acquisito gli elementi ritenuti necessari.
Nel frattempo chi indaga sta cercando di fare passi avanti dalla prima vera svolta del caso, avvenuta pochi giorni fa: un'amica di Antonella Di Ielsi è stata denunciata in questi giorni per favoreggiamento. Secondo gli inquirenti, infatti, la donna non avrebbe mai detto alle autorità delle intenzioni di Di Ielsi di divorziare dal marito e della sua richiesta di aiuto per trovare un avvocato che potesse assisterla nella separazione. I dissidi nella coppia sarebbero stati tanti e frequenti negli ultimi tempi e secondo chi indaga, la donna ne era al corrente perché più volte ne aveva discusso con Di Ielsi su whatsapp. Sentita più volte dalle autorità però come persona informata, non aveva mai riferito delle liti familiari.
La donna si è affidata all'avvocato Mariano Prencipe, che però attende le decisioni della magistratura. Entro fine mese, nel frattempo, dovranno essere consegnati dopo 3 proroghe gli esiti delle autopsie.