Madre e figlia avvelenate con ricina, denunciata amica di famiglia per favoreggiamento: “Ha negato le liti”

Si arricchisce di un nuovo colpo di scena la già complessa inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte in ospedale a Campobasso dopo essere state avvelenate da ricina nel dicembre scorso nella loro casa a Pietracatella. Nelle scorse ore la magistratura infatti ha denunciato a piede libero un’amica di famiglia delle due vittime con l’accusa di aver ostacolato le indagini negando categoricamente le liti in famiglia che invece gli inquirenti avrebbero accertato.
Per lei l’ipotesi di reato è di favoreggiamento per le sue ripetute dichiarazioni agli investigatori che si sarebbero rivelate palesemente false. La donna infatti dal gennaio scorso era stata ascoltata per ben tre volte negli uffici della Questura di Campobasso come persona informata dei fatti al pari dei tanti amici, conoscenti e parenti delle vittime, quasi duecento fino ad oggi.
Attraverso i loro racconti, gli inquirenti infatti cercavano di dare un contesto a una vicenda che per ora rimane avvolta nel mistero. Lo scopo evidente è quello di individuare possibili moventi o comunque contrasti e nemici di famiglia che potessero portare al presunto autore dell’avvelenamento
Nell’ambito di questi accertamenti, anche l’amica di famiglia ora denunciata aveva raccontato la sua versione dei fatti. Rispondendo alle domande, secondo gli inquirenti, avrebbe falsamente negato che all'interno della famiglia Di Vita ci fossero attriti e litigi. Racconti che poi sono stati smentiti dai riscontri oggettivi fatti dagli investigatori e che hanno portato ora alla denuncia nei suoi confronti.
Intanto le audizioni dei testimoni proseguiranno anche nei prossimi giorni in attesa del deposito dell'esito dell'autopsia e degli accertamenti tossicologici sulle vittime e sui familiari, che dovrebbe arrivare entro la fine del mese. Per gli inquirenti infatti chi conosceva le vittime potrebbe fornire elementi utili per chiarire il giallo.
Secondo le prime risultanze emerse dagli esami post mortem, non ci sono dubbi sull’avvelenamento da ricina ma Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sarebbero comunque morte anche se fossero rimaste ricoverate in ospedale dopo il primo accesso al pronto soccorso quando i malesseri vennero scambiati per una intossicazione alimentare. Altri elementi importanti son attesi invece dalle analisi sui dispositivi elettronici delle vittime e dei famigliari sequestrati in casa.