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Mamma e figlia morte a Campobasso

Depositate le conclusioni dell’autopsia su Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi: morte per intossicazione da ricina

Le conclusioni dell’autopsia su Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita confermano la morte per avvelenamento da ricina. Ma per avere la perizia autoptica completa bisognerà attendere ancora.
Antonella Di Ielsi
Antonella Di Ielsi
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Sono state inviate alla Procura di Larino le conclusioni dell'autopsia condotta dalla medica legale Benedetta Pia De Luca su Antonella Di Ielsi, 50 anni, e sulla figlia Sara Di Vita, 15 anni. Le due donne sono decedute tra il 27 e il 28 dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso, per un avvelenamento da ricina.

La procuratrice Elvira Antonelli parla di "qualche giorno di attesa" prima che venga depositata la perizia completa, ma come apprende Fanpage.it, i tempi potrebbero essere decisamente più lunghi. La pm ha ritenuto opportuno differire il deposito del documento fino a quando non sarà stato controfirmato in maniera collegiale da tutti i consulenti.

Per il momento, sembra però essere confermata la morte per intossicazione da ricina. Di più potrà essere detto proprio dal nutrito collegio di esperti coinvolti per fare luce su un caso "unico", come lo ha definito Carlo Locatelli, tossicologo del Centro antiveleni Maugeri di Pavia che per primo ha isolato la proteina tossica attraverso l'esecuzione di 10 mila analisi.

Al fianco di Locatelli gli inquirenti di Larino hanno chiamato il gastroenterologo Francesco Laterza e il chimico forense Daniele Merli. Agli scienziati italiani si sono aggiunti recentemente anche quelli tedeschi del Robert Koch Institute di Berlino, guidati da Christian Herzog, autorità internazionale nel campo della biosicurezza e della ricina. Il team di Herzog ha a disposizione novanta giorni di tempo per individuare l'eventuale presenza di anticorpi contro la ricina nel sangue dei familiari più stretti delle donne avvelenate.

Al momento, sono due i filoni di indagine seguiti dalla Procura di Larino. Il primo è stato aperto per omicidio colposo nei confronti di cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso dove le due donne sono arrivate il 27 dicembre, quando si sospettava un'intossicazione alimentare e non un atto deliberato.

Il secondo filone d'inchiesta è stato aperto contro ignoti per omicidio volontario aggravato dal mezzo velenifero successivamente alla scoperta della ricina. L'occhio degli inquirenti in questi mesi è stato puntato sulla cerchia di persone attorno a Sara e sua madre Antonella, e per questo sono stati redatti almeno 160 verbali d'audizione tra le persone che a Pietracatella erano vicine a loro.

Oltre ad accertare la causa della morte e la concentrazione della ricina, l'autopsia deve fare luce su un aspetto fondamentale: valutare l'operato dei medici e confermare che l'avvelenamneto non fosse riscontrabile dal personale dell'ospedale. La proteina tossica infatti non rientra tra le sostanze attenzionate dalle linee guida ospedaliere.

Sara Di Ielsi e Antonella Di Vita erano già gravi la mattina del 27 dicembre quando si sono recate al pronto soccorso del Cardarelli. Le due vivevano nella cittadina di Pietracatella con Gianni Di Vita – marito di Antonella e padre di Sara – e Alice – figlia di Antonella e sorella maggiore di Sara -.

Dopo un periodo di tempo trascorso in casa di una parente nel condominio antistante alla loro abitazione, Gianni e Alice si sono trasferiti a Campobasso. Ai primi di agosto si terrà un nuovo sopralluogo in quella che era la loro abitazione, questa volta gli inquirenti cercano alimenti e contenitori adatti al trasporto della ricina.

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