Madre e figlia avvelenate da ricina, il sangue dei familiari inviato oggi in Germania per la ricerca di anticorpi

I campioni di sangue prelevati questa mattina a Gianni e Alice Di Vita verranno inviati in Germania, al Centro per i rischi biologici e patogeni speciali del Robert Koch Institute di Berlino. Gli esperti tedeschi cercheranno tracce di anticorpi contro la ricina nel sangue dei familiari di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte il 27 e 28 dicembre.
A uccidere le due donne, madre e figlia di 51 e 16 anni, è stata un'intossicazione da ricina, una delle sostanze più insidiose del mondo, come l'ha definita Carlo Locatelli, il direttore del Centro antiveleni Maugeri di Pavia che per primo ha isolato la proteina nell'organismo delle vittime. Adesso, è stato nominato anche l'esperto tedesco del Robert Koch Institute, Christian Herzog, al quale la Procura di Larino ha affidato il compito di condurre una nuova serie di accertamenti.
Gli scienziati tedeschi cercano gli anticorpi contro la ricina
Herzog è un esperto nel campo della biosicurezza e delle minacce biologiche, incluse le tossine vegetali come la ricina. Sarà lui con il suo team ad analizzare il sangue di Gianni e Alice per scoprire se anche loro sono entrati in contatto con la sostanza. Il sangue di Gianni Di Vita fu analizzato dal Maugeri alla ricerca della ricina, ma la sostanza non venne trovata perché i campioni non vennero mantenuti a temperature adeguate al momento del prelievo.
Gli esperti italiani, quindi, pur non avendola trovata, non poterono escludere che potesse averla assunta anche l'uomo, nonostante l'assenza di sintomi. Ora si cercherà di fare nuova luce su questo aspetto all'interno dei laboratori tedeschi.
Secondo gli inquirenti, l'avvelenamento si sarebbe consumato nell'abitazione di famiglia nei giorni di Natale, in particolare il 23 dicembre, quando a consumare i pasti c'erano solo le vittime. Il ritrovamento di anticorpi contro la ricina però potrebbe ribaltare questa prima ricostruzione, spostando la finestra temporale.
Alimenti sequestrati e nuovo sopralluogo a Pietracatella
Al team Herzog spetta anche l'analisi sugli alimenti sequestrati nella casa di famiglia a Pietracatella. Qui Gianni e Antonella vivevano con le figlie Alice e Sara, e sempre qui, secondo gli investigatori, la madre e la figlia minore sarebbero state avvelenate. Da tempo il padre e la figlia sopravvissuta non vivono più lì, e per evitare il clamore mediatico si sono trasferiti a Campobasso, dopo un breve periodo trascorso nell'abitazione di una cugina, nel palazzo vicino a quello dove si è consumato il delitto.
La Procura di Larino ha anche disposto un nuovo sopralluogo proprio nella casa, nel corso del quale verranno sequestrati suppellettili varie, ritenute possibili veicoli per il trasporto della ricina. Anche questi finiranno al vaglio degli scienziati tedeschi.
L'intossicazione e la morte di madre e figlia subito dopo Natale
Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi sono morte rispettivamente il 27 e 28 dicembre all'ospedale Cardarelli di Campobasso dove erano arrivate la mattina del 27 già in gravi condizioni. Secondo la testimonianza resa dall'infermiere che quel giorno si è recato da loro, l'adolescente delirava, mentre la madre parlava a stento, segni dell'avvelenamento in atto
La ricina non rientra tra le sostanze che devono essere cercate dai medici del pronto soccorso in caso di possibile intossicazione, è stata scoperta solo molto dopo, a seguito di decine di migliaia di comparazioni con sostanze nel database del Maugeri.
Prima della scoperta della ricina, quando si sospettava un'intossicazione alimentare, è stato aperto un fascicolo per morte per colpa medica a carico del personale del Cardarelli. La scoperta della sostanza ha cambiato la linea investigativa e la Procura ha aperto un secondo fascicolo, ancora contro ignoti, per duplice omicidio premeditato. Dopo aver sentito centinaia di persone, tra amici e familiari delle vittime, gli investigatori starebbero stringendo il cerchio attorno ad alcune delle persone a loro vicine.