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Mamma e figlia morte a Campobasso

Madre e figlia avvelenate da ricina, ora gli esperti cercano gli anticorpi nei familiari sopravvissuti

Nuovi accertamenti sul giallo di Pietracatella. Gli investigatori vogliono verificare la presenza di anticorpi contro la ricina in Gianni e Alice Di Vita. Nuovi accertamenti anche nell’abitazione in cui questi vivevano con le vittime, Antonella Di Ielsi e Sara.
Antonella Di Ielsi
Antonella Di Ielsi
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Non è stata trovata traccia di ricina nell'organismo di Gianni Di Vita e in quello della figlia Alice, ma secondo l'esperto tossicologo Carlo Locatelli questo non significa necessariamente che non l'abbiano mai assunta. Per questo sono stati disposti nuovi accertamenti scientifici volti a indagare la presenza di anticorpi contro la ricina nei familiari che vivevano in casa con Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte per avvelentamento il 27 e 28 dicembre.

Come ha accertato Fanpage.it attraverso fonti vicine all'indagine, oltre a effettuare accertamenti per rilevare la presenza di anticorpi, verrà condotto un nuovo sopralluogo nell'abitazione della famiglia a Pietracatella, in provincia di Campobasso, alla ricerca di possibili fonti di contaminazione.

A dare supporto agli esperti italiani, dal 29 giugno ci saranno anche due specialisti tedeschi del Robert Koch Institute di Berlino. Il termine per presentare le nuove perizie è stato ulteriormente spostato dal 30 giugno alla fine di luglio, proprio per dare modo a tutti gli scienziati coinvolti di elaborare le proprie conclusioni.

Gli esperti alla ricerca degli anticorpi contro la ricina

Gli investigatori stanno cercando di capire se i componenti della famiglia Di Ielsi-Di Vita abbiano maturato anticorpi contro questo veleno. Lo scopo è quello di comprendere il contesto entro cui è avvento l'avvelenamento di Sara e Antonella, e capire se le stesse possano essere state oggetto di un avvelenamento continuativo. Secondo gli inquirenti, il giorno su cui avrebbero assunto la ricina è il 23 dicembre, giorno in cui Alice – sorella di Sara e figlia di Antonella – non era in casa all'orario dei pasti. Una ricostruzione partita dal dato certo che Alice non ha mai manifestato i segni dell'intossicazione, mentre la madre e la sorella minore la mattina del 27 dicembre erano gravi condizione. La presenza di anticorpi, però, cambierebbe radicalmente lo scenario.

Stesso discorso per Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara e Alice. I campioni del suo sangue sono stati analizzati dagli esperti del Centro antiveleni Maugeri di Pavia ben quattro mesi dopo il prelievo e dopo che sono stati mantenuti a temperature inadeguate per il mantenimento di una proteina come la ricina. Non è quindi escluso che possa averla assunta, ma solo che la sostanza non fosse più identificabile.

Nuovo sopralluogo in casa: ricerche su oggetti e contenitori

Nuovi accertamenti verranno eseguiti anche nell'abitazione. Precedentemente gli investigatori si erano concentrati sugli alimenti presenti in casa, quando l'ipotesi iniziale era quella di un'intossicazione alimentare e si cercavano conserve e sottoli mal conservati e a rischio botulino.

Questa volta non solo si pensa solo al cibo, ma verranno presi in considerazione anche oggetti che potrebbero essere stati usati come contenitori o veicolo per la ricina.

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