Avvelenate con ricina a Campobasso, sequestrato cellulare della figlia Alice: nelle note appunti sui pasti consumati
È stato sequestrato il telefono della figlia di 19 anni di Antonella Di Ielsi, la donna avvelenata con la ricina insieme all'altra figlia a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Le due donne sono morte in pochi giorni nel periodo di Natale. L'analisi sul cellulare servirà per le indagini nei confronti dei medici dell'ospedale del capoluogo indagati con l'accusa di omicidio colposo. I sanitari hanno dimesso le due vittime quando si erano presentate per la prima volta al pronto soccorso e quando sono tornate purtroppo per loro era già troppo tardi.
Verranno acquisite tutte le chat e le ricerche web il prossimo 28 aprile. A fare insospettire gli investigatori ci sarebbero anche delle ricerche fatte – non si sa da chi – sui pc dell’istituto agrario professionale di Riccia, a soli 17 chilometri dalla cittadina dove è avvenuta la tragedia. L'istituto è molto frequentato da molti cittadini del paesino.
La 19enne Alice fu l'unica della famiglia a non avere mai avuto un sintomo perché la sera del 23 dicembre non cenò in famiglia: era a una pizza con gli amici mentre a casa mangiavano cozze, salumi e insalata giardiniera. Da quel pasto le due donne si sono sentite male. Ci sono voluti mesi perché venisse confermata la presenza di ricina, ovvero una sostanza molto nociva e anche difficile da reperire, nel corpo delle due vittime. Per questo la procura di Larino ha aperto un fascicolo anche per omicidio volontario.
Ora si procederà con l'analisi delle chat della 19enne con la famiglia e amici e delle note riportate da lei sul cellulare. Secondo alcune indiscrezioni, proprio negli appunti salvati sullo smartphone ci sarebbe un elenco dei pasti consumati dalla famiglia tra il 22 e il 25 dicembre. Potrebbero essere inoltre accertati i siti internet e le ricerche fatte per riscontrare le notizie fornite dai medici dopo aver visto madre e sorella avere i primi sintomi. Dovrebbero venire sentite anche le amiche di Sara.
L'avvocato Facciolla ha dichiarato all'Adnkronos: "Alice ha consegnato il suo telefono volontariamente e senza alcun problema, lei nell'inchiesta sui medici è parte offesa e, siccome durante la fase del ricovero della madre e della sorella, era il punto di collegamento tra familiari e sanitari, probabilmente gli inquirenti vorranno acquisire ogni informazione utile alle loro indagini". Poi, ha aggiunto parlando all'Ansa: "Lo dico con grande tranquillità, io stento a pensare che una ragazzina di 18 anni possa essere coinvolta in una cosa che neanche il Mossad era in grado di poter gestire in quel modo. Questa vicenda di Alice mi suona nuova, io ero fermo alle attività che svolgevano sul conto di Gianni sulle quali non mi sembra ci siano dubbi, almeno per quanto mi riguarda, perché lui ha ricostruito in maniera puntuale un po' tutto".