Madre e figlia morte a Campobasso per la ricina, interrogata per 4 ore la cugina del marito: è la seconda volta

Sono i giorni degli interrogatori per amici e parenti di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara, morte a poche ore di distanza l’una dall’altra tra il 27 e il 28 dicembre per un avvelenamento da ricina come confermerebbe una recente perizia. Si tratta di una sostanza molto nociva e difficile da reperire per questo è stato aperto un secondo filone di indagine contro ignoti per omicidio volontario con la premeditazione. Subito dopo la tragedia erano state aperte le indagini per omicidio colposo indagando cinque medici del pronto soccorso che avevano dimesso dopo poco le due donne che erano arrivate per la prima volta al pronto soccorso di Campobasso. I sanitari non si erano accorti della gravità della situazione. Quando sono arrivate una seconda volta ormai era troppo tardi. Con la conferma però della ricina come causa della morte la responsabilità dei dottori potrebbe cadere dal momento che questa sostanza non poteva essere individuata in poche ore.
Ieri 16 aprile in Questura a Campobasso – come riporta Il Corriere della Sera – per quattro ore di fila è stata sentita per la seconda volta la cugina di Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne. La donna è un'insegnante di sostegno di quarant'anni: ha la sua casa di fronte a quella dei Di Vita dove sarebbe avvenuta la tragedia. Gianni e Alice, la primogenita diciannovenne, si sono trasferiti proprio dalla lei da quando la loro abitazione è stata messa sotto sequestro. La donna, così come tutti gli altri interrogati, sono state sentite come persone indagate dei fatti, non c'è nessun indagato nel fascicolo per omicidio volontario.
Sono in corso tutti gli accertamenti del caso. Al momento sarebbe anche confermato che non era presente ricina in Gianni Di Vita: si era sentito male anche lui ma era stato poi dimesso dall'ospedale. Il suo nuovo avvocato Vittorio Facciolla al programma tv "Chi l’ha visto?" ha precisato che di sicuro la famiglia – tranne la figlia maggiore – in quei giorni avevano finito delle cozze conservate da un pasto aziendale del giorno prima. Oltre che a insaccati e verdure. Ma i periti hanno escluso una intossicazione alimentare, chi ha quindi messo la ricina in alcuni alimenti?