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Mamma e figlia morte a Campobasso

Madre e figlia morte a Campobasso, l’avvocato dei medici indagati: “Ricina? Non si poteva individuare”

A Fanpage.it parla uno degli avvocati che difende i medici accusati di omicidio colposo per madre e figlia morte a Campobasso: “Una volta depositata la perizia verrà ufficialmente la presenza della ricina nei corpi delle vittime, solo dopo si potrà accertare che non ci poteva essere responsabilità medica”.
A cura di Giorgia Venturini
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Si continua a indagare su cosa sia successo ad Antonella Di Ielsi e alla figlia 15enne Sara morte a poche ore di distanza l’una dall’altra tra il 27 e il 28 dicembre in quello che appare come un avvelenamento da ricina. Dopo gli esami medici c'è la conferma della presenza di ricina nel corpo delle vittime e presto verrà messa nero su bianco nella perizia che verrà depositata in Procura nelle prossime settimane. Se così fosse potrebbe cadere facilmente l'accusa di omicidio colposo nei confronti dei 5 medici indagati per aver mandato a casa, e non aver riconosciuto quello che stava accadendo, le due donne dopo che erano arrivate una prima volta all'ospedale di Campobasso. Quando si sono presentate una seconda volta per loro era ormai troppo tardi.

Una volta accertato che il decesso è stato causato dalla ricina (sostanza altamente nociva che non si trova facilmente) e non da una intossicazione alimentare, è stato aperto anche un fascicolo a carico di ignoti per omicidio volontario con l'aggravante della premeditazione. In questi giorni sono stati ascoltati gli altri componenti della famiglia e gli amici che hanno preso parte ai pranzi e cene del periodo natalizio. Ma ora si sta procedendo con quali accertamenti?

A Fanpage.it uno degli avvocati che difende i medici indagati, il legale Domenico Fiordo, ha spiegato: "Il 29 aprile è fissato l'esame dei vetrini al microscopio, andremo anche noi con il nostro consulente. Premetto che noi al momento non abbiamo ancora l'ufficialità della presenza della ricina, che l'avremo solo quando verrà depositata la perizia. I medici sono ancora indagati e sarà così almeno fino a quando non verrà depositata la perizia: solo dopo si potrà accertare che non ci poteva essere responsabilità medica. Anche perché la ricina non ha un antidoto e non si poteva individuare in così poche ore. Non solo, non erano riusciti a individuarla neanche all'ospedale Spallanzani di Roma che è molto specializzato, figuriamoci in un pronto soccorso".

Se in questi giorni è stata confermata la presenza della ricina nel corpo delle due vittime, negativo invece allo stesso veleno è risultato Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne. L'uomo era stato anche lui nei giorni della tragedia ricoverato, ma non era in gravi condizioni ed era stato dimesso in poco tempo. Gli investigatori della Squadra Mobile stanno seguendo diverse piste e, a quanto si apprende, ci sarebbero alcune persone sospettate: sarebbero state sentite una trentina di persone. Intanto per il 29 aprile il medico legale Pia Benedetta De Luca ha convocato i legali e i consulenti dei medici indagati e delle parti offese per l'esame dei vetrini relativi alle autopsie. Sarà un accertamento non ripetibile e quindi anche alla presenza dei consulenti delle parti.

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