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Mamma e figlia morte a Campobasso

Morte a Campobasso, zia Isuccia ascoltata in Questura: nuovi sviluppi sul caso della ricina

Nuovi sviluppi nel giallo di Pietracatella: ascoltata in Questura “zia Isuccia”, l’86enne che avrebbe preparato una torta consumata in famiglia durante le feste natalizie. Gli investigatori continuano a seguire la pista della ricina, mentre la Procura di Larino conferma che al momento non ci sono indagati.
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Prosegue tra audizioni, consulenze tecniche e nuovi approfondimenti investigativi l’inchiesta sul caso di Pietracatella, il piccolo centro del Molise dove tra il 27 e il 28 dicembre sono morte Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15 anni. Gli investigatori continuano a seguire la pista dell’avvelenamento da ricina, una sostanza rara e difficilissima da rintracciare, mentre nelle ultime ore l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla figura di “zia Isuccia”.

Dopo l'infermiere delle flebo, anche l’anziana, 86 anni, zia acquisita di Gianni Di Vita, è stata ascoltata negli uffici della Questura di Campobasso nell’ambito degli approfondimenti coordinati dalla Procura di Larino. L’audizione è durata circa due ore. La donna è arrivata nella sede di via Tiberio intorno alle 15.30 e, al termine del colloquio con gli investigatori, ha lasciato l’edificio da un’uscita laterale evitando giornalisti e telecamere.

Al centro delle verifiche ci sarebbe una torta preparata proprio dalla signora e portata in famiglia durante le festività natalizie, tra il 23 e il 24 dicembre. Secondo quanto emerso, però, l’anziana non avrebbe preso parte alla cena della vigilia in cui il dolce sarebbe stato consumato. Un dettaglio che gli investigatori stanno cercando di ricostruire con precisione per capire chi abbia avuto accesso agli alimenti nei giorni precedenti al dramma.

L’inchiesta, almeno per ora, continua senza indagati. A confermarlo è stata la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli: “Io sono una donna estremamente cauta. Fino a quando non avrò la certezza e non vedrò con i miei occhi a ritroso, non crederò”. La magistrata ha spiegato che serviranno ancora tempo e verifiche prima di arrivare a conclusioni definitive: “Passeranno giorni e mesi perché al momento non ci sono sospettati e nemmeno elementi che lasciano pensare a chi possa essere stato”.

E la magistratura ha intanto deciso di rafforzare il pool di consulenti incaricati di fare piena luce sulla vicenda. La stessa  Antonelli ha nominato due nuovi esperti: il professor Carlo Locatelli, direttore scientifico del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia — struttura che nei mesi scorsi ha individuato tracce di ricina nel sangue delle due vittime — e il professor Daniele Merli, chiamato a seguire gli aspetti chimico-forensi dell’indagine.

E mentre si attendono entro il 30 giugno le relazioni definitive sulle autopsie eseguite sui corpi di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, gli investigatori continuano a non escludere alcuna pista. Oltre agli approfondimenti sull’ambiente familiare, resta aperta anche l’ipotesi di una figura esterna ma molto vicina alla famiglia. Negli ambienti investigativi si parla di una donna descritta come una possibile “mente diabolica”, una persona che avrebbe conosciuto abitudini e dinamiche quotidiane delle vittime, riuscendo eventualmente a pianificare tempi e modalità dell’azione.

Al momento si tratterebbe soltanto di una delle ipotesi al vaglio della Squadra Mobile di Campobasso, che continua a lavorare nel massimo riserbo per ricostruire cosa sia accaduto nei giorni tra Natale e fine dicembre.

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