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Mamma e figlia morte a Campobasso

Mamma e figlia avvelenate, sentito il parroco di Pietracatella: Antonella parlò con lui prima di morire

Proseguono le indagini sulla morte di mamma e figlia avvelenate con la ricina. Ascoltato dagli investigatori il parroco di Pietracatella con cui Antonella Di Ielsi si sarebbe confidata prima del decesso. La pista privilegiata sarebbe quella familiare.
A cura di Eleonora Panseri
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Per tentare di fare luce sul giallo di Pietracatella, il piccolo comune del Molise dove lo scorso Natale sono morte Antonella Di Ielsi e Sara di Vita, mamma e figlia di 50 e 16 anni avvelenate con la ricina, è stato sentito anche il parroco del paese, lo stesso che a gennaio ha officiato le esequie delle due donne e uno dei tanti testimoni ascoltati da chi indaga in questi mesi.

Don Stefano Fracassi è stato protagonista di un lungo colloquio con gli investigatori e la sua testimonianza, a quanto si apprende, non sarebbe assolutamente secondaria. Infatti, proprio a lui si sarebbe rivolta Antonella lo scorso 25 dicembre, quando la figlia Sara iniziava a manifestare i primi, inspiegabili malesseri.

La speranza della Procura è che le parole del sacerdote possano chiarire tutta una serie di aspetti su cui stanno lavorando gli inquirenti e rivelare eventuali tensioni domestiche inespresse o rancori covati in silenzio contro la donna, la ragazza o il marito e padre delle vittime, Gianni, anche lui ricoverato in quei giorni ma, fortunatamente, senza esiti fatali.

Ieri, giovedì 14 maggio, sono stati sentiti in Questura a Campobasso ancora tanti testimoni, tra questi, oltre al parrocco, anche una vicina di casa, ascoltata come persone informata sui fatti.

Come già anticipato, le indagini della Squadra Mobile si starebbero concentrando soprattutto nell'ambiente familiare della 50enne e della 16enne e, in particolare, su due persone legate alle vittime da vincoli di parentela. Stando a quanto riferiscono alcune fonti, si tratterebbe di due donne.

Intanto, si apprende che l'interrogatorio di Laura Di Vita, cugina di Gianni, non avverrà prima della prossima settimana. La donna ha ospitato nella sua casa Gianni e la figlia Alice, gli unici due sopravvissuti alla cena fatale dei giorni di Natale, fino a qualche giorno fa. I due hanno deciso di trasferirsi a Campobasso per evitare lo stress causato dal clamore mediatico.

Un'ulteriore novità sul caso è la richiesta di aiuto degli inquirenti molisani allo Sco (Servizio Centrale Operativo) della Polizia, per l'esame degli apparati elettronici e la ricerca sui nickname che hanno parlato di ricina, la potente citotossina emersa dalle analisi sui corpi delle due vittime, su diverse piattaforme Internet.

Al momento, però, le indagini sul caso stanno andando avanti nel massimo riserbo. 

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