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Mamma e figlia morte a Campobasso

Mamma e figlia morte con ricina a Campobasso, il movente in attriti familiari: nuovo interrogatorio per la cugina

Secondo chi indaga sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia decedute a fine dicembre a Pietracatella (Campobasso) per avvelenamento da ricina, il movente sarebbe da ricercare in alcuni attriti familiari. La cugina di Gianni Di Vita, Laura, sarà sentita per la quarta volta: la donna sarebbe molto vicina alla famiglia.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Secondo gli inquirenti, dietro il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte a fine dicembre a Pietracatella (Campobasso) per avvelenamento da ricina dopo una cena in famiglia, ci sarebbe un possibile movente legato a questioni familiari. Proseguono nel mentre le audizioni di persone ritenute informate dei fatti: la Squadra Mobile continua a raccogliere testimonianze e a incrociare dichiarazioni, movimenti e rapporti personali delle due vittime nel tentativo di consolidare un quadro investigativo che sembra ancora da costruire.

Particolare attenzione è rivolta ad eventuali contraddizioni nelle deposizioni raccolte e sulla copia forense del contenuto del cellulare di Alice Di Vita, la figlia maggiore della famiglia. La giovane non era presente a cena il 23 dicembre perché era fuori per mangiare una pizza con gli amici. Sono in corso anche le indagini sui dispositivi sequestrati il 4 maggio nella casa di via Risorgimento, rimasta sotto sequestro dal 28 dicembre. La presenza della sostanza è stata confermata dalle analisi tossicologiche eseguite dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia. 

L'inchiesta procede per duplice omicidio volontario contro ignoti e per omicidio colposo nei confronti di 5 medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso. I dottori sono accusati di aver dimesso le due senza riconoscere i sintomi dell'avvelenamento. Nel frattempo sarà ascoltata di nuovo a inizio settimana Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita, che in questo periodo sta ospitando lui e la figlia Alice dopo il sequestro della villetta di Pietracatella dove mamma e figlia hanno consumato l'ultimo pasto prima del decesso.

La donna, insegnante di sostegno 40enne, è ritenuta molto vicina alla famiglia ed è stata sentita già tre volte dagli investigatori della Squadra Mobile. Di Vita è stata sentita nei giorni immediatamente successivi alle morti sospette per la prima volta, mentre la seconda risale all'8 aprile, dopo un lungo interrogatorio per Gianni Di Vita e per la 19enne Alice. La terza volta risale al 17 aprile. La nuova audizione dovrebbe svolgersi negli uffici della Squadra Mobile alla presenza della procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli.

Nel corso dei tre interrogatori, la donna ha risposto principalmente a domande concentrate sui rapporti all'interno della famiglia e sulla cena consumata il 23 dicembre, data che per chi indaga rappresenta uno dei punti centrali dell'inchiesta.

Chi ha deciso si utilizzare la ricina, l'ha ricavata in maniera artigianale dai semi della pianta del ricino. Secondo quanto riferito da Gianni Di Vita, tra la moglie e la cugina Laura non vi era alcun attrito. Secondo quanto emerge però da ambienti investigativi, tra le dichiarazioni della cugina e quelle di altri testimoni, sarebbero state riscontrate diverse incongruenze. Ci sarebbero state anche alcune omissioni su episodi ritenuti significativi per ricostruire i rapporti familiari.

Per definire le dinamiche all'interno della famiglia Di Vita sarebbe stata decisiva la testimonianza del fratello di Gianni, Antonio Di Vita, che non vive in Molise. Gli altri parenti, invece, restano fermi sull'ipotesi dell'incidente.

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