video suggerito
video suggerito
Mamma e figlia morte a Campobasso

Madre e figlia avvelenate, il tossicologo Marano: “All’inizio la ricina sembra una comune intossicazione”

Anche se bisognerà aspettare altri esami, aumentano gli elementi a sostegno dell’ipotesi che a uccidere Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita sia stato un avvelenamento da ricina. A Fanpage.it il dottor Marco Marano, Responsabile Centro Antiveleni dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù, ha spiegato quali sono gli effetti e perché questa sostanza è così pericolosa per l’uomo.
Intervista a Dott. Marco Marano
Responsabile Centro Antiveleni dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù
0 CONDIVISIONI
WIKIPEDIA | Pianta di ricino (Foto di Martina Nolte)
WIKIPEDIA | Pianta di ricino (Foto di Martina Nolte)
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Continuano le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia morte il 28 dicembre a Pietracatella, in provincia di Campobasso. L'ipotesi principale continua a essere quella dell'avvelenamento da ricina, un veleno molto potente estratto dai semi della pianta di ricino. A sostegno di questa tesi si sono aggiunti di recente anche i risultati dell'analisi dei vetrini istologici con i prelievi effettuati durante le autopsie sulle vittime. Secondo quanto spiegato agli avvocati e ai consulenti di indagati e parti offese dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca, il medico legale del Policlinico di Bari che ha effettuato le analisi, su fegato e pancreas "ci sono delle alterazioni compatibili con l'intossicazione acuta".

Tuttavia, "non ci sono dei segni specifici per una sostanza o per un'altra – ha aggiunto la dottoressa – Soltanto l'insieme dei risultati tossicologici, istologici e dell'autopsia ci consentirà di capire la causa del decesso". Oltre a confermare se effettivamente la sostanza che ha causato la morte delle due donne sia stata la ricina, le indagini puntano a stabilire le modalità e le tempistiche con cui le due donne siano eventualmente entrate in contatto con la sostanza altamente tossica.

Per capire come agisce la ricina sul corpo umano e con quali tempi produce i suoi effetti più gravi, Fanpage.it ha contattato il dottor Marco Marano, responsabile Centro Antiveleni dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù e membro della Società Italiana di Tossicologia SITOX.

Da dove arriva la ricina?

La ricina è un composto con proprietà tossiche, ottenuta attraverso l’estrazione dai semi contenuti all'interno dei frutti del Ricinus communis, che si presentano come bozzoli spinosi. La pianta di ricino è molto diffusa nell'Italia meridionale per via del clima caldo, ma si trova anche al Nord. Viene spesso usata a scopo ornamentale oppure il ricino viene coltivato in ambito industriale per ottenere l'olio di ricino, utilizzato come lubrificante o, meno frequentemente, per lo più in passato, in ambito medico come lassativo. È importante specificare che l'olio non è tossico perché durante il processo produttivo l’olio viene separato dalla ricina.

Come avviene il contatto con la tossina attraverso i semi?

Ogni frutto contiene tre semi, simili a fagioli, protetti da una cuticola molto coriacea. Se un seme viene ingerito intero, attraversa l'apparato digerente e viene eliminato senza liberare la sostanza. La tossicità si manifesta solo se il seme viene masticato, ovvero se si rompe questa cuticola esterna. Tuttavia, la ricina rappresenta solo il 5% del peso del seme, quindi per avere un’intossicazione severa una persona dovrebbe assumere e masticare un certo numero di semi. Inoltre, il sapore è sgradevole: ad esempio un bambino che dovesse addentare un seme tenderebbe a sputarlo immediatamente proprio perché non è "palatabile".

Quindi non è un veleno facilmente reperibile?

Esatto. La ricina è tecnicamente un prodotto di scarto dell'industria del settore e non è un prodotto che si trova in vendita per qualche scopo legale. In passato è stata testata per essere utilizzata come fertilizzante ma poi si è visto che il pericolo di intossicare animali o persone era troppo elevato.

Quali sono le diverse vie di intossicazione possibili?

Esistono tre vie. Le più gravi sono quella inalatoria e quella parenterale (ovvero l'iniezione diretta nel sistema vascolare o muscolare). Per inalazione, la dose letale è davvero bassa: bastano circa 5 microgrammi per chilo di peso corporeo.

E per quanto riguarda l'ingestione, la via cosiddetta "orogastrica"?

I casi di avvelenamento da ricina per ingestione sono davvero rari. Anche nel caso in cui qualcuno decida di utilizzare questa sostanza per fare del male a un’altra persona ci sono diverse difficoltà. La ricina dovrebbe essere infatti separata dai semi e concentrata in laboratorio da personale specializzato. Non è un procedimento che può fare chiunque, servono competenze specializzate ed è anche pericoloso, tanto che nella lavorazione di questa sostanza si devono usare dei mezzi di protezione, per evitare l'esposizione per via inalatoria.

Quindi serve un certo numero di semi per causare un'intossicazione?

Per intossicare un uomo adulto servirebbero dagli 8 e 20 semi masticati. Chiaramente non esiste un numero uguale per tutti. Il range varia in base alla maturazione del seme e alla risposta biologica del singolo individuo. La dose letale oscilla tra i 1 e 15 mg per chilo.

Quali sono i sintomi dell'avvelenamento? Esiste una fase asintomatica?

L'intossicazione è bifasica. Se assunta per via orale, la prima fase (tra le 6 e le 24 ore) è esclusivamente gastrointestinale: la tossina induce uno stato infiammatorio della mucosa gastroenterica, causando forti dolori addominali, vomito e diarrea, che può avere anche caratteristiche emorragiche, questo può portare a una grave disidratazione con instabilità circolatoria. È in questa fase che generalmente i pazienti si presentano in pronto soccorso, però i sintomi non sono specifici. Questo significa è praticamente impossibile capire che la causa sia dovuta ad un avvelenamento da ricina. Il trattamento in questi casi si basa su un trattamento sintomatico e di supporto.

Cosa succede dopo questa prima fase?

Segue la seconda fase, dove si manifestano gli effetti più gravi, perché la tossina passa nel sangue e si diffonde alle cellule dei tessuti che compongono gli organi. La ricina, una volta entrata nel flusso sanguigno, raggiunge il fegato e i reni. Tutti gli organi possono venire interessati più o meno gradualmente, portando a un default della loro attività e nei casi più gravi, a quella che in terapia intensiva viene chiamata una multi-organ failure o insufficienza multiorgano, ovvero due o più organi del corpo non assolvono più la loro funzione.

Cosa succede al loro interno?

La ricina compromette gli organi attaccando le cellule: si aggancia alla parete della cellula, entra all'interno e blocca i ribosomi, che sono degli organelli fondamentali per la replicazione e la sintesi proteica portando alla morte della cellula. Ovviamente questo processo non è immediato, richiede tempo perché il danno si generalizzi a tutto l'organismo. Possono passare alcuni giorni dall'esposizione con la sostanza prima che si verifichino questi danni.

Esiste un antidoto? Come può un medico accorgersi dell'avvelenamento in tempo?

Purtroppo, non esiste un antidoto. Nella prima fase i sintomi sono molto simili a quelli di una comune e più o meno grave gastroenterite, quindi, è difficile identificarla subito se il paziente non dichiara il contatto con la sostanza. La sintomatologia che il paziente presenta in una prima fase è confusa, non può essere ascritta con certezza perché è un tipo di intossicazione estremamente rara. Il trattamento è comunque di supporto: si cerca di reidratare il paziente e gestire i sintomi.

Per quanto riguarda la prognosi, se il contatto è stato accidentale, l’esito dipende molto dalla quantità assunta e da come reagisce l’organismo. Ma se la sostanza viene utilizzata con intento volontario e doloso, la probabilità di causare gravi danni o addirittura la morte della persona entrata in contatto con la persona sono elevate.

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views