Morte a Campobasso, anche il papà entrò in contatto con la ricina. L’audio: “Ha piastrine e bilirubina alte”

Continuano senza sosta le indagini sulla morte di Antonella di Ielsi e della figlia Sara, decedute lo scorso dicembre per quella che all'inizio sembrava una intossicazione alimentare ma che si è poi rivelato essere un caso di avvelenamento, molto probabilmente da ricina, una sostanza altamente tossica contenuta nei semi della pianta del ricino e trovata nel sangue delle vittime e in un capello della donna.
Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti la figura di Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime, che pure era stato male a dicembre ma che è risultato negativo alla ricina. Eppure, come riporta Il Corriere della Sera, un audio confermerebbe che anche l'uomo sarebbe entrato in contatto con lo stesso veleno, anche se ora bisogna capire il perché.
L'audio in questione sarebbe stato registrato – all'insaputa dei presenti – a casa della vittime a Pietracatella da un cronista del TG1 e si sentirebbe una dottoressa dell'ospedale di Campobasso ragguagliare gli agenti presenti sul posto: "Ti dico quello che sto osservando: allora Di Vita (Gianni, ndr) ha più di 112 mila piastrine… Poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e a anche Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata".
Dunque, quel 28 dicembre, dopo che le condizioni della moglie e della figlia si erano aggravate definitivamente, Gianni Di Vita non stava bene, perché la bilirubina alta indica l’emolisi, eccessiva distruzione dei globuli rossi, che potrebbe essere un effetto compatibile da un’intossicazione da ricina. Ciò significa – riporta ancora Il Corriere – che anche l'uomo potrebbe averla ingerita o toccata. L'audio in questione è stato mandato in onda nelle scorse ore.
Ieri, intanto, la Mobile ha ascoltato altri conoscenti della famiglia, dopo che nei giorni precedenti era stata sentita per oltre 7 ore la cugina di Gianni Di Vita, Laura, per cercare di capire cosa sia successo nei giorni di Natale, quando mamma e figlia, inizialmente curate per una intossicazione alimentare, sono morte per un sospetto avvelenamento da ricina.