Lucio, il ragazzo in carcere per l’omicidio della fidanzata Noemi Durini, continua a puntare il dito contro Fausto Nicolì, meccanico 49enne amico della giovane di Specchia uccisa in Puglia. Subito dopo il ritrovamento del corpo di Noemi, il ragazzo confessò l’omicidio raccontando tutta la violenza riversata contro la sedicenne, poi però nelle settimane successive il giovane ha ritrattato dicendosi innocente e accusando, appunto, un altro uomo. Lo ha fatto con una lettera scritta dal carcere a gennaio che è stata mostrata nel corso del programma televisivo “Quarto Grado”. “Addossandomi le colpe e inventando una versione per far credere di averla ammazzata io ho protetto la mia famiglia dalle minacce di Fausto Nicolì ma mi sono messo nei guai io”, è quanto ha scritto il neo-diciottenne parlando del meccanico che recentemente è stato iscritto nel registro degli indagati.

La lettera del fidanzato di Noemi Durini dal carcere

Secondo Lucio, altre ragazze potrebbero quindi essere in pericolo per colpa di Nicolì, che resta libero mentre lui è rinchiuso in carcere: “Come è successo a Noemi, può succedere a qualche altra ragazza, denunciando il fatto sto mettendo in guardia tutti”, spiega Lucio. “Se non mi credete potete anche condannarmi, ma sappiate che un assassino è a piede libero e sta abusando di ragazze minorenni e io sono innocente e sono in carcere”, prosegue ancora il ragazzo nella sua lettera in cui afferma anche di non capire come carabinieri, pm, giudici e tutta Italia abbiano potuto credere sia stato davvero lui a uccidere Noemi. Una ragazza che – scrive ancora nella lettera – lui amava. Fausto Nicolì, da parte sua, ha respinto ogni accusa dicendosi sereno e ha puntato il dito contro il padre di Lucio, Biagio Marzo. “Perché non parlano dell’agguato stile mafioso che hanno fatto a Noemi, quando l’hanno fermata e picchiata per strada?”, così Nicolì alle telecamere della trasmissione televisiva.