Opinioni
4 Luglio 2014
15:31

Omicidio Fanella, commando con armi e fasce immobilizzanti

Tutti gli elementi sembrano indicare che il commando che ha ucciso l’ex broker in realtà avesse intenzione di rapirlo.

Nessun agguato, nessuna esecuzione. E’ questo il primo punto fermo circa “l’omicidio della Camilluccia” avvenuto ieri mattina a Roma. Silvio Fanella, “il Pupillo” di Gennaro Mokbel, il cassiere dell’affaire Fastweb/Telecom Sparkle, non doveva essere ucciso. Doveva solamente essere sequestrato e “convinto” a rivelare dove fosse nascosto il “tesoretto” sfuggito alle maglie della Giustizia. Un tesoretto trovato oggi dai carabinieri del Ros e dalla Squadra Mobile di Roma a Pofi, un paesino del frusinate dove, in una casa di sua proprietà, il “cassiere” ucciso aveva nascosto nel sottotetto 34 bustine di diamanti, 230.000 dollari e 118.000 euro in contanti, 5 orologi preziosi tra cui un Rolex con diamanti incastonati. Ma torniamo a ieri, in via dei Gandolfi, nella casa dell’ex broker.

La vittima sente suonare il campanello e una voce dietro lo spioncino intima: “Apri, è la Finanza”. Fanelli, gira la chiave e apre la porta convinto di trovarsi al cospetto di tre militari. Probabilmente vede anche le divise o camicie che sembrano divise visto che hanno le mostrine d’ordinanza. Uno di questi però ha la pistola in pugno. Una calibro 765 con colpo in canna. Chi impugna l’arma gli chiede di seguirli ma Fanelli capisce subito che quei tre uomini non hanno nulla a che vedere con le Fiamme Gialle. C’è una colluttazione e partono due colpi. Uno arriva al petto del broker uccidendolo all’istante, il secondo si conficca nel gluteo di uno dei tre rapitori e arriva all’intestino. A quel punto la fuga. Il corpo di Giovanni Battista Ceniti, il rapitore ferito, viene trascinato, sanguinante, lungo tutto il viale d’entrata del condominio dove abita Silvio Fanella. Ma il tempo stringe e le urla della cugina del broker, che si era nascosta in bagno insieme ai due figli, unito al rumore degli spari consiglia ai due appartenenti del commando di lasciare il ferito sul ciglio della strada. Lo adagiano in modo composto e fuggono mentre Ceniti ha ormai perso i sensi.

Se la ricostruzione del “sequestro finito male” si avvicina alla realtà i motivi sono presto detti: qualora fosse stato un commando omicida sarebbe stato troppo numeroso, non sarebbe passato inosservato. Qualora fosse stata una esecuzione i colpi nei confronti di Fanella sarebbero stati ben più di uno e probabilmente avrebbero raggiunto anche la testa. La polizia ha ritrovato un borsone con, all’interno, caricatori e munizioni ma, cosa più importante e che certifica il tentato sequestro, delle fascette da elettricista che si usano solitamente per immobilizzare i polsi. Tutti elementi che saranno utilissimi per la scientifica al fine di individuare impronte di soggetti già schedati.

Se la dinamica dei fatti è quasi completa, se i motivi sono chiaramente legati al “tesoretto” ritrovato e forse anche a quello che è ancora ben nascosto (si parla di una trentina di milioni di euro), è ancora senza ipotesi chi potrebbero essere i mandanti del sequestro e i due fuggiaschi del commando. O per meglio dire, le ipotesi sono molteplici e vanno dalla criminalità romana a qualche cosca o clan di ‘ndrangheta o camorra. Roma è per definizione una città in cui coesistono tutte le realtà mafiose nazionali e non solo. C’era già stato un tentativo di sequestro del broker ucciso, anni fa. Un tentativo non riuscito da parte di una cosca potentina il cui scopo era il medesimo del commando di ieri. Fanella era un boccone succulento, ma da vivo.

La provenienza politica di Giovanni Ceniti, ex militante di Casapound (sebbene Gianluca Iannone, leader del movimento, abbia smentito) nella sezione piemontese di Verbania, spiega in parte l’ambiente in cui è stata assoldata la manovalanza. E’ fuorviante pensare che il commando sia da ricercare in quella direzione o solamente in quella direzione. Sarà lui che forse potrà far luce su chi, ieri, era nel commando in Via dei Gandolfi. Sarà lui che potrà dire chi era il suo contatto “romano” per iniziare a seguire delle tracce che possano far risalire ai mandanti.

La Capitale è affascinante non solo per i propri monumenti o per la storia che emana dai suoi cocci o dai suoi sampietrini. La Capitale è irresistibile, per criminali o aspiranti criminali, perché ogni fatto è qualcosa che rimane scritto nel tempo tra sangue e mistero.

Reporter di una strada chiamata cronaca nera. Mi dedico a raccontare e trovare spiragli di verità nelle inchieste legate alla criminalità organizzata tra Roma e il Veneto. Dirigo il web magazine Notte Criminale e scrivo su alcuni giornali online. Cerco di arrivare prima degli altri alle notizie seguendo le “voci della strada”, in cui mi mischio e mi infiltro. Qualcuno dice che sono esperto di “mala romana” e “mala del Brenta”, ma sono solo un cantastorie del crimine e un convinto assertore della “Giustizia giusta”.
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