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Opinioni
18 Giugno 2015
12:12

Gli ex della Magliana contro Carminati: “Rivogliamo la banda”

Uno scambio di battute tra Antonio Mancini e Fulvio Lucioli, due ex della Banda della Magliana che commentano Mafia Capitale e ripropongono diffidenze e differenze che, a loro dire, hanno finito poi per snaturare la banda e le sue priorità.
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L’arresto di Massimo Carminati da parte dei ROS.
L’arresto di Massimo Carminati da parte dei ROS.

Mafia Capitale e Carminati. Politica e malavita. Carminati e Banda della Magliana. Una sequenza di legami che alla fine arriva sempre a quella che è stata la più potente holding romana del crimine. Uomini e sangue che si sono mischiati con mafia e apparati di una parte dello Stato. Sono passati oltre venti anni dalla fine di quella banda nata tra le “marane” e i palazzoni di un quartiere che, anche oggi, è cemento a basso costo. Come poche volte si ricorda, quella stessa banda aveva due anime: da una parte quelli che venivano dal quartiere della Magliana e poi quelli definiti i Testaccini. Due stili, due modi molto diversi di vivere la malavita stessa. Se i “ragazzi di borgata” vivevano alla giornata, i “dandy” di Testaccio avevano visioni più ampie, quasi imperialistiche su Roma e l’Italia. In realtà finirono come “manovalanza” per dei poteri troppo forti rispetto ai calibri delle loro pistole.

Dei “ragazzi di via Chiabrera” e dei paesi che circondano Roma, sappiamo quasi tutto. E il quasi è d’obbligo. Oggi gli stessi nomi, quelli rimasti almeno, quelli che non sono finiti sull’asfalto crivellato di colpi, quelli che hanno finito di scontare le proprie condanne, sono normali cittadini. Cittadini che guardano e commentano i fatti di Mafia Capitale con amarezza e un pizzico di nostalgia per quegli anni, per quegli errori nel “mischiarsi” ai vari Carminati di turno, a quelli che hanno “snaturato” la banda originale.

Li abbiamo “pizzicati” tra le maglie di Facebook e i loro commenti su quello che succede, e quello che è stato, sono un cameo che racconta parte di una storia che arriva fino ai giorni nostri. I protagonisti sono Antonio Mancini e Fulvio Lucioli e la conversazione parte dalla richiesta di spiegazione di Matteo Orfini, commissario romano del Partito Democratico, circa il fatto che i servizi segreti ignorassero i movimenti di Carminati.

Mancini: "Er Commissario Orfini: Brrrr…che paura!"

Lucioli: "Ancora!!!!!!!!!!!"

Mancini: "A Fù, ma te rendi conto….possibile che a sto commissario manco l’appuntato j’ha detto niente? M’annassero aff…..!!!"

Lucioli: "Antò, devono fa la parte, la maggior parte delle persone non sanno e quindi ci provano a cascare dalle nuvole"

Mancini: "C’ho lo stomaco sottosopra…basta…arivojo la banda…!"

Lucioli: "si…meno qualcuno però"

Mancini: "Vero…meno quelli che se so fatti politica zozza e inciuciona…e manco Fittirillo cor conio….praticamente aricominciamo daccapo: io, te, Marcellone e l’operaietto [Edoardo Toscano, Ndr]"

Lucioli: "Siii….all’inizio eravamo una manciata"

Mancini: "Me so scordato Libero… [Libero Mancone, Ndr]"

Lucioli: "Vero…Libero…c’aveva quel Kawa 1300, era un elefante. Del resto era adeguato alla sua stazza [La Banda all’inizio venne chiamata la "Banda della Kawasaki", Ndr]"

Mancini: "E come portava macchine e moto, te ricordi Fù?"

Fulvio: "Si, bravo, Poi co Libero era una pacchia"

Mancini: "Verissimo…poca importanza al denaro…rovinato dai romani come lui chiamava i boss…"

Lucioli: "Edoardo [Edoardo Toscano "l’operaietto", Ndr] invece non sapeva portà né moto né macchina"

Mancini: "Me vergognavo per lui …ahahahahahha"

Lucioli: "Per Libero con o senza soldi era la stessa cosa"

Mancini: "verissimo…per non “farsi parlar male” dava pure parte della stecca sua al matto"

Lucioli: "Uscivamo la mattina e si faceva tutto senza soldi. Se li avevamo non volevano che pagassimo, e se non li avevamo era la stessa cosa"

Mancini: "…amicizia e fratellanza…Altra cosa rispetto ad oggi! Fanculo bandaccia della seconda parte"

Lucioli: "Si Antò all’inizio era così, ma eravamo più raccolti. Poi ci siamo allargati"

Mancini: "A volte penso: ma che cazzo c’entravano i freddi, i tiepidi, i neri, i libanesi e i marocchini co noi che c’avevamo n’artra camminata!"

Lucioli: "Purtroppo l’esperienza è fatta di successi e di errori, però andando a ritroso preferirei meno successi ed eliminerei un bel po’ di errori"

Mancini: Anch’io Fù. Ma eravamo noi i licaoni che se sbranavano i leoni e de loro potevamo farne a meno. E se la raccontamo col sorriso e qualche pesante amarezza.

Lucioli: "Vabbè, ormai è andata".

Mancini: "Erano troppo distanti da noi che eravamo dei tragici Noodles mentre la maggior parte di loro erano dei commedianti che studiavano da Max…!!!"

Immagini di compari, morti ammazzati o in incidenti stradali, che riprendono vita nelle loro parole. Come “l’operaietto”, Edoardo Toscano, uno dei leader del gruppo della Magliana, ucciso a colpi di semiautomatica da due killer in moto. Come Libero Mancone, il Fierolocchio di Romanzo Criminale, deceduto in un incidente stradale lungo la statale Roma-Ostia. Volti che vengono ricordati da Mancini e Lucioli come storie che hanno il “color seppia” delle foto d’epoca, ormai. Dove, a distanza di decenni, le differenze tra le varie anime della Banda non sono cambiate: i ragazzi di Via Chiabrera son tornati alle borgate, i “Testaccini” alla Carminati son caduti dopo aver trovato quel potere che da sempre cercavano. Un potere che scivola sempre facilmente, tra le mani sporche. E come nel film “C’era una volta in America”, citato da Antonio Mancini, la differenza tra i Noodles e i Max rimane lo spartiacque delle loro storie.

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Reporter di una strada chiamata cronaca nera. Mi dedico a raccontare e trovare spiragli di verità nelle inchieste legate alla criminalità organizzata tra Roma e il Veneto. Dirigo il web magazine Notte Criminale e scrivo su alcuni giornali online. Cerco di arrivare prima degli altri alle notizie seguendo le “voci della strada”, in cui mi mischio e mi infiltro. Qualcuno dice che sono esperto di “mala romana” e “mala del Brenta”, ma sono solo un cantastorie del crimine e un convinto assertore della “Giustizia giusta”.
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