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Omicidio di Noemi Durini a Lecce
15 Settembre 2017
14:40

Noemi, parla papa Umberto: “Perdono il fidanzato, sta coprendo suo padre, l’ha uccisa lui”

“Me l’ha uccisa, vieni fuori bastardo” ha gridato più volte Umberto Durini davanti alla casa del 17enne, reo confesso dell’omicidio, dei genitori ad Alessano. Sono dovuti intervenire i carabinieri. Intanto gli esami sul corpo della vittima escludono che sia stata uccisa da un colpo di pietra alla testa.
A cura di Biagio Chiariello
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Omicidio di Noemi Durini a Lecce

Il ragazzo "sta nascondendo suo padre, lo protegge, ma quello non si salverà, ha fatto tutto lui". Non ha dubbi Umberto Durini, padre di Noemi, la sedicenne uccisa a Specchia, nel Salento, dal fidanzato reo confesso. L’uomo punto il dito dritto contro il genitore di quest'ultimo sostenendo che ha un ruolo fondamentale nell'omicidio della figlia. L’uomo stamattina si è recato davanti all’abitazione di Alessano dove abitano i genitori del presunto omicida, sostenendo di voler perdonare il 17enne per quello che ha fatto. O meglio, a suo dire, che dice di aver fatto. Il papà di Noemi si è infatti recato davanti lì per incontrare il padre di L.M.  e solo l'intervento dei carabinieri ha evitato che la situazione degenerasse. "Me l'ha uccisa, vieni fuori bastardo" ha urlato più volte l'uomo cercando di arrivare alla casa.

Il papà di Noemi accusa il padre del fidanzato

Di fronte ai cronisti assiepati fuori casa del fidanzato della figlia, Umberto Durini ha detto: "era la ragazza più brava del mondo. Non era perfetta, ma era brava e onesta". Una settimana prima della scomparsa, racconta ancora il padre, "stava finalmente bene. Tornava a casa tutte le sere alle 20 e mi abbracciava, era riuscita a lasciarlo". In questa drammatica vicenda, ne è convinto il padre di Noemi, ha un ruolo fondamentale il padre del ragazzo: "Aveva un odio per mia figlia che non era comprensibile – afferma – e ne faceva le spese anche il ragazzo. Un mese fa lo hanno cacciato di casa e sono stato io a portarlo in farmacia per prendere i farmaci". Il padre di Noemi avrebbe aiutato il diciassettenne anche in altre occasioni. "Andava a dormire nelle baracche e io l'ho portato a casa mia, gli compravo i vestiti, le sigarette".

Ma cosa è successo il 3 settembre, giorno della scomparsa della figlia? "Mia figlia quella mattina è uscita per chiarire – dice Umberto – è appena è salita in macchina il ragazzo deve averla tramortita con un pugno. Poi è andato a casa e il padre ha visto la situazione e ha detto: ‘ci penso io'. Ha fatto tutto lui – ribadisce – ha fatto festa come un bambino a Disneyland".

L’uomo racconta ancora come dopo le reciproche denunce tra famiglie nei confronti dei fidanzati dei propri figli, avrebbe cercato un incontro con i familiari del giovane, senza riuscirci, "sono venuto qui per parlare e loro mi hanno aggredito, dicevano ‘non vogliamo avere niente a che fare con i drogati'. A me? Come se fossi un delinquente. Avevano un odio per mia figlia indescrivibile".

Noemi non è stata uccisa da un colpo di pietra alla testa

Nel frattempo gli esami sul cadavere di Noemi hanno dato i primi responsi ufficiali: Noemi non sarebbe stata uccisa da un colpo di pietra alla testa, secondo quanto emerge dal test radiologico effettuato dal medico legale Roberto Vaglio sul corpo della 16enne. Dalla Tac eseguita nella camera mortuaria dell'ospedale Vito Fazzi di Lecce, non emergerebbero infatti segni di fratture scheletriche, tanto meno al cranio. Sarebbe dunque da escludere che la giovane, come invece era stato detto in un primo momento, sia deceduta per i colpi inferti con un sasso in testa.
"Abbiamo ritenuto opportuno intervenire perché a una prima valutazione sono emerse delle condotte nelle attività dei magistrati che possono far supporre delle abnormità. E quindi abbiamo attivato le procedure per la verifica ispettiva". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, aggiungendo: "Naturalmente questo non cancellerà il dolore dei familiari ai quali vogliamo rivolgere tutto il nostro cordoglio, esprimere la nostra vicinanza. Però credo sia nostro dovere andare a vedere se qualcosa non ha funzionato in questa vicenda e se tutto quello che si poteva fare è stato effettivamente fatto".

 
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