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Luana D’Orazio, la Procura di Prato apre nuova inchiesta sull’operaia morta schiacciata. La mamma: “Sono contenta”

La nuova inchiesta dovrebbe svilupparsi lungo due direttrici: da un lato il riesame del vecchio fascicolo, dall’altro nuovi accertamenti e audizioni di persone vicine alla vittima e di ex colleghi di lavoro della ragazza.
A cura di Davide Falcioni
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La parola fine sulla tragica morte di Luana D'Orazio – l'operaia di 22 anni deceduta il 3 maggio del 2021 mentre lavorava all'orditoio di una fabbrica tessile di Montemurlo – potrebbe non essere stata ancora messa. La Procura di Prato infatti ha riaperto un fascicolo di inchiesta sulla vicenda finalizzato – secondo quanto riferisce il quotidiano La Repubblica – ad accertare se sussistano ancora elementi da chiarire e, soprattutto, eventuali ulteriori profili di responsabilità penale.

La conclusione giudiziaria della tragedia, infatti, è da molti considerata troppo lieve rispetto alla gravità dei fatti contestati: i titolari della ditta hanno patteggiato pene rispettivamente di due anni e un anno e mezzo, mentre il tecnico manutentore accusato di aver rimosso il sistema di sicurezza del macchinario – unico a scegliere il processo – è stato assolto in primo grado lo scorso novembre. L’azienda intanto ha continuato a operare senza particolari restrizioni.

In merito alle nuove indagini, affidate agli specialisti dell’Unità prevenzione, igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro della Asl, c’è il massimo riserbo. Secondo Repubblica, la nuova inchiesta dovrebbe svilupparsi lungo due direttrici: da un lato il riesame del vecchio fascicolo, dall’altro nuovi accertamenti e audizioni di persone vicine alla vittima e di ex colleghi di lavoro. Solo alcune settimane fa il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, aveva annunciato il ricorso in appello contro l’assoluzione del tecnico.

Luana D'Orazio, 22 anni, lavorava come operaia per mantenere il figlio piccolo. Secondo la sentenza di patteggiamento dei suoi datori di lavoro, il macchinario su cui stava operando il 3 maggio di cinque anni fa era stato modificato per funzionare senza il sistema di sicurezza attivo, così da rendere più veloci e semplici le operazioni dei lavoratori. La giovane rimase agganciata agli ingranaggi dell’orditoio e venne trascinata verso le lamiere del macchinario, morendo per asfissia da schiacciamento toracico. Nonostante la gravità delle accuse, il giudice aveva concesso attenuanti ai titolari dell’azienda, anche in virtù del risarcimento da oltre un milione di euro versato alla famiglia della vittima e dell’adeguamento dei macchinari alle prescrizioni imposte dalla Asl dopo il sequestro.

La mamma di Luana: "Sono felicissima, nuova fiducia nella giustizia"

"Abbiamo scoperto della nuova inchiesta questa mattina. Io non sapevo nulla, l'ho letto dai giornali e neanche la mia avvocata era ancora al corrente. Sono felicissima". A dirlo è Emma Marrazzo, mamma della 22enne deceduta sul lavoro, in un'intervista telefonica a Fanpage.it. "Il Procuratore ha fatto ricorso contro l'assoluzione del tecnico manutentore accusato di aver rimosso i sistemi di sicurezza dall'orditoio che ha poi ucciso Luana e sono davvero sollevata, ho nuova fiducia nella giustizia. Avrei continuato a lottare per mia figlia, ma quella sentenza mi aveva davvero demotivata. Non avrei saputo cosa fare e non volevo soffrire ancora, non ero pronta a sentirmi dire che non c'erano responsabilità quando è evidente che non sia così. Ringrazio le autorità che hanno deciso di far luce su questa storia: Luana non aveva alcuna colpa in quello che è successo, non accetto che mi si chieda come abbia fatto a finire schiacciata in quel macchinario. Se la titolare avesse ammesso la manutenzione del macchinario, avrei chiesto io per prima clemenza per la confessione. L'assenza di coraggio, però, mi fa molto arrabbiare".

Ha collaborato Gabriella Mazzeo

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