Sospendere i brevetti non aumenterebbe la produzione, almeno non nell'immediato. Secondo il presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, "molti parlano senza sapere le cose". Il tema è tornato all'ordine del giorno dopo la presa di posizione del presidente americano Joe Biden e la fredda reazione europea. Il numero uno dell'associazione e ceo di Janssen Italia si schiera contro la liberalizzazione dei brevetti dei vaccini contro il Covid: "Togliere il brevetto non significa avere una maggiore produzione dei vaccini domani mattina", ha spiegato Scaccabarozzi all'evento online 100 Italian life sciences stories, invitando a riflettere sul fatto che "serve un quadro di regole certe" non solo sulla proprietà intellettuale, non possono "cambiare ogni anno".

Secondo Scaccabarozzi, sostanzialmente, l'accelerazione nella produzione dei vaccini anticovid, in caso fossero liberalizzati i brevetti, non sarebbe affatto immediata: "Avremo una produzione aumentata forse nel giro di qualche anno", a quel punto, però, "i prodotti non saranno più attuali, perché non saranno attivi contro le varianti del virus e avremmo solo delle produzioni che non garantiranno i processi di qualità a cui noi siamo sottoposti in termini di controllo". Su una linea simile c'è anche la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, che ha detto che la sospensione dei brevetti non risolverebbe il problema. Nell'Unione pesa, al momento, il muro tirato su dalla Germania sulla questione. La posizione di Mario Draghi, invece, è diametralmente opposta.

Il presidente di Farmindustria, durante l'evento online, ha sottolineato il ruolo dell'Italia nella produzione dei vaccini anticovid, fondamentale nella fase dell'infialamento. In generale, però, bisogna "tutelare gli asset europei e del Paese" e "semplificare i sistemi riorganizzando i processi e rendere strutturali le innovazioni introdotte dal Covid", come "la digitalizzazione, la dematerializzazione di alcuni processi, la possibilità per noi di fare una ricerca vera e più veloce". In questo senso Scaccabarozzi guarda al Pnrr, dove ci sono risorse importanti, ma anche ai "1.500 miliardi di dollari di investimenti privati in ricerca nei prossimi cinque anni". Anche perché, secondo il presidente di Farmindustria, il settore farmaceutico ha subito una flessione del 4% nell'ultimo anno.