I leader europei, che questo fine settimana si sono riuniti a Porto, discutono della possibilità di sospendere i brevetti sui vaccini per accelerare le campagne vaccinali e consentire l'accesso generalizzato ai farmaci anti-Covid anche ai Paesi più poveri. Una proposta alla quale gli Stati Uniti di Joe Biden hanno già aperto. E dopo Washington, anche da Bruxelles è arrivato un segnale da parte della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che si è detta pronta "a discutere di qualsiasi opzione per affrontare la crisi in modo efficace e pragmatico, compresa una rinuncia alla protezione della proprietà intellettuale". Le cose però si stanno complicando, dal momento che non tutti gli Stati membri sono sulla stessa lunghezza d'onda quando si tratta di brevetti e case farmaceutiche.

Se da un lato Paesi come l'Italia si sono dimostrati favorevoli, con Mario Draghi che ha sottolineato come i vaccini siano un "bene globale comune" e il ministro Roberto Speranza ha definito l'apertura degli Usa come "un passo avanti", dall'altro la Germania ha rifiutato categoricamente l'idea. "La protezione della proprietà intellettuale è una fonte di innovazione e deve continuare ad esserlo nel futuro", ha detto la cancelliera tedesca Angela Merkel. Anche il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha commentato: "Non credo che a breve termine sia una soluzione magica, ma siamo pronti a discuterla quando ci sarà una proposta concreta sul tavolo".

Un punto importante che pesa contro la liberalizzazione dei brevetti è di natura prettamente geopolitica. La corsa al vaccino e lo sviluppo di vaccini a Rna messaggero, una tecnologia rivoluzionaria per il settore, da parte di farmaceutiche tedesce (BioNTech e CureVac) e statunitensi (Pfizer e Moderna) ha infatti rappresentato un importante traguardo scientifico e una vittoria strategica su Paesi come Russia e Cina. La liberalizzazione dei brevetti, che ancora non può contare su una proposta concreta, rischia quindi di essere più complicata del previsto.