L'Europa potrebbe seguire l'esempio dell'amministrazione Biden e valuta la deroga sui brevetti dei vaccini anti-Covid, che potrebbero essere sospesi. La questione della liberalizzazione sarà sul tavolo al vertice informale dei leader Ue a Oporto, convocato nel week end dal primo ministro portoghese Costa. Berlino però ha già espresso perplessità, sottolineando infatti l'importanza di mantenere i brevetti intatti: "Il suggerimento degli Stati Uniti di revocare la protezione dei brevetti per i vaccini Covid-19 ha implicazioni significative per la produzione dei vaccini nel suo complesso", ha affermato ieri una portavoce dell'esecutivo tedesco, perché "la protezione della proprietà intellettuale è una fonte di innovazione e deve rimanere tale nel futuro".

Più sfumata la posizione del presidente del Consiglio Draghi, che sull'ipotesi di sospensione temporanea avanzata dagli Usa si è limitato a dire che "È prioritario aumentare la produzione, garantendone la sicurezza, e abbattere gli ostacoli che limitano le campagne vaccinali. I vaccini sono un bene comune globale". Mentre il presidente francese Macron si è detto "del tutto favorevole alla revoca", così come la Russia. E intanto le quotazioni delle aziende farmaceutiche crollano in borsa, e le Big Pharma, come prevedibile, fanno muro.

"Siamo pronti a discutere tutte le proposte per affrontare questa crisi in modo pragmatico. Ma per il momento, essendo noi una regione che esporta vaccini su vasta scala, ci teniamo a sottolineare che è importante assicurare che i farmaci raggiungano ogni angolo del mondo il più presto possibile. Per questo chiediamo agli altri Paesi che producono vaccini di consentirne l’esportazione e di evitare misure che possano danneggiare le catene di approvvigionamento", ha dichiarato Stella Kyriakides, commissaria Ue alla Salute, intervistata da ‘La Stampa'.

L'Ue, spiega Kyriakides, "ha sostenuto un approccio multilaterale per assicurare la fornitura di vaccini ovunque ed è per questo che siamo stati i principali promotori di un’accelerazione attraverso il programma Covax. Siamo il primo donatore in termini di esportazioni verso gli altri Paesi. Abbiamo esportato 200 milioni di dosi".

Riguardo al tema dell'acquisto dei vaccini, poi, la commissaria Ue alla Salute parla "più che di errori", di "lezioni apprese". "La pandemia si è mossa molto rapidamente – ha aggiunto – e a volte l'industria non è riuscita a stare al passo. Per questo nella strategia sulle terapie dovremo avere un approccio globale e affrontare ogni passo per fare in modo che la capacità produttiva permetta di far arrivare i farmaci ai cittadini il più presto possibile dopo la loro autorizzazione".