La sospensione dei brevetti sui vaccini serve, ma non basta. Per il presidente del Consiglio, Mario Draghi, bisogna puntare anche e soprattutto alla rimozione dei blocchi per l’esportazione. Durante la cena informale dei leader Ue a Oporto, secondo quanto si apprende, Draghi avrebbe espresso chiaramente la sua posizione sul tema dei brevetti dei vaccini anti-Covid: “Siamo di fronte a un evento unico: milioni di persone, che non sono in condizione di acquistare i vaccini, stanno morendo”, perché alcuni Paesi non sono in grado di acquistare i vaccini. Da qui anche la richiesta, da parte del presidente del Consiglio, che i Paesi produttori rimuovano i blocchi all’export, una posizione che l’Ue può pretendere avendo “esportato l’80% della produzione verso Paesi che non esportano”.

Ciò che sottolinea Draghi è che le case farmaceutiche hanno ricevuto, in questi mesi, finanziamenti enormi dai governi e proprio per questo ci sarebbe da aspettarsi che restituissero qualcosa, dandolo a chi ne ha bisogno. Di fatto questo, per Draghi, vuol dire che è fondamentale aiutare i Paesi meno sviluppati, come quelli del Nord Africa e alcuni asiatici, non solo per ragioni umanitarie ma anche per evitare un ritorno dei contagi dall’estero. La sfida, di fatto, è globale e non locale. E questo problema non può essere ignorato dall’Ue, secondo Draghi, che sa bene che le risorse finanziarie non saranno sufficienti.

Sulla sospensione dei brevetti dei vaccini, Draghi sottolinea che chi conosce la materia suggerisce che questa misura temporanea non sia un disincentivo per l’industria farmaceutica, per i cosiddetti Big Pharma. Ma restano due problemi: la sicurezza della produzione e la complessità del processo produttivo. Secondo il presidente del Consiglio l’obiettivo è quello di aumentare la produzione in Europa, ma poi serve la rimozione dei blocchi all’esportazione.  Posizione condivisa dalla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen: “L’Unione europea è l'unica regione democratica del mondo che esporta su larga scala. Circa il 50% di quanto viene prodotto in Europa viene esportato verso circa 90 Paesi, incluso Covax. Sono circa 200 milioni di dosi che sono state esportate e circa 200 milioni di dosi distribuite agli europei. Invitiamo tutti quanti si impegnano nel dibattito della deroga temporanea dei brevetti di unirsi a noi ad impegnarsi ad esportare una larga parte di quanto producono”.