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Morì a causa dell’amianto a Taranto, risarcimento da un milione di euro ai familiari di un operaio

Si ammalò di tumore ai polmoni, nel capoluogo ionico maxi risarcimento ad un operaio dell’Arsenale di Taranto. L’avvocato Giuseppe Mastrocinque a Fanpage.it: “A Taranto casi come questi purtroppo sono all’ordine del giorno”
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Risarcimento record dal Ministero della Difesa agli eredi di un lavoratore dell’indotto dell’Arsenale della Marina Militare di Taranto: la causa del tumore ai polmoni che l’ha portato alla morte nel 2021 (all'età di 72 anni) è stata correlata all’esposizione all’amianto e ad altre sostanze nocive.

Il caso si inserisce in un contesto noto sul territorio ionico, segnato da numerose vicende legate all'esposizione professionale a sostanze pericolose. La vittima (che per volontà dei familiari rimarrà anonima) ha prestato servizio fino ai primi anni 2000, contraendo la malattia durante un'attività lavorativa protrattasi dagli anni '70 per oltre trent'anni.

L'uomo lavorava per l'indotto e non era, dunque, un dipendente diretto del Ministero della Difesa; si occupava della manutenzione delle navi, nello specifico dei sommergibili, presso l'Arsenale della Marina Militare di Taranto. La malattia è insorta nel 2019 e subito dopo la diagnosi l'uomo si è affidato all'avvocato Giuseppe Mastrocinque.

Fanpage.it lo ha interpellato per commentare la sentenza. Le sofferenze patite dal lavoratore possono valere la somma di un milione di euro?

"Io penso che si sia ottenuto il massimo possibile in base alla normativa e alla giurisprudenza vigente. Ritengo però che per un lavoratore che perde la vita e per dei familiari che perdono un padre o un marito, un milione di euro sia una cifra irrisoria. E, purtroppo, anche se il lavoratore avesse avuto un'età inferiore avremmo parlato di qualcosa in più, ma il risarcimento sarebbe stato sostanzialmente lo stesso. Le dico questo perché, se la somma fosse stata più cospicua, costituirebbe un elemento di incentivazione per le aziende a compiere passi in avanti per la tutela dei lavoratori".

E aggiunge: "La diagnosi di mesotelioma pleurico, un tumore maligno raro che colpisce la pleura (la membrana che riveste i polmoni), conferma la correlazione tra la patologia e il danno", la sintesi della sentenza emessa dopo l'iter processuale iniziato nel 2020 (quando l'uomo era ancora in vita) e conclusasi con una prima pronuncia nel 2023 presso il Tribunale di Taranto.

In quella circostanza, il Giudice del Lavoro ha condannato il Ministero della Difesa a pagare 200.000 euro per non aver garantito un ambiente lavorativo sicuro, non aver informato adeguatamente sui rischi e non aver protetto il lavoratore dall'esposizione a sostanze nocive.

L'avvocato ha aggiunto "a Taranto casi come questi purtroppo sono all'ordine del giorno,  e non mi riferisco solo ai lavoratori dell'Arsenale, ma anche ai lavoratori dell'ex Ilva. Le cause da malattie gravi e spesso per morte da esposizione a sostanze tossiche sono troppo frequenti. Faccio l'esempio dell'ex Ilva: ristrutturarla e renderla sicura costerebbe qualche centinaia di milioni di euro o forse qualche miliardo, uccidere cento lavoratori costa, invece poco più di cento milioni".

Il tratto incisivo della sentenza è nel seguito giudiziario del 2024 presso il Tribunale di Lecce quando gli eredi hanno chiesto la liquidazione del danno per la perdita del rapporto parentale, il cosiddetto danno iure proprio, per un valore di 800.000 euro.

I due processi sono durati circa tre anni e l'elemento innovativo consiste nel fatto che è stato riconosciuto il risarcimento diretto da parte del Ministero, anche se si trattava di un lavoratore dell'indotto e non di un dipendente diretto.

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