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A Pesaro vogliono costruire un ospedale da 200 milioni di euro in un’area ad altissimo rischio alluvioni

Il nuovo ospedale di Pesaro, opera colossale dal costo di oltre 200 milioni di euro, potrebbe nascere immediatamente a ridosso di un’area a rischio idrogeologico elevato e molto elevato, già teatro negli anni di alluvioni catastrofiche ed esondazioni.
A cura di Davide Falcioni
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Il rendering del nuovo ospedale di Pesaro.
Il rendering del nuovo ospedale di Pesaro.

Il nuovo ospedale di Pesaro, la più grande opera pubblica mai realizzata nella storia della Regione Marche nel settore della sanità, potrebbe nascere immediatamente a ridosso di un'area a rischio idrogeologico elevato e molto elevato.

Il progetto della struttura – dal costo stimato di oltre 200 milioni di euro – è diventato negli ultimi anni il teatro di uno scontro in cui le logiche politiche e amministrative sembrano sfidare la natura stessa dei luoghi. L’area prescelta dalla giunta regionale (centrodestra), con il benestare del Comune (centrosinistra), è infatti quella del quartiere di Muraglia, un sito che esperti e documenti ufficiali classificano come estremamente fragile e non a caso anche nel recente passato oggetto di esondazioni e frane catastrofiche, l'ultima delle quali nel maggio 2023.

Eppure, nonostante gli allarmi e le proteste dei cittadini, nelle ultime settimane il rumore delle ruspe ha già squarciato la tranquillità della zona: le autorità hanno avviato gli abbattimenti di strutture sanitarie ancora perfettamente funzionanti afferenti il vecchio ospedale – come l'edificio a due piani che ospitava il reparto di Ematologia e la struttura a un piano dedicata alla Salute Mentale – per fare posto al nuovo nosocomio, e ciò nonostante sia ancora assente un progetto esecutivo definitivo dell'opera.

Come è stato scelto il quartiere di Muraglia per il nuovo ospedale di Pesaro

Ma come si è arrivati a questa situazione? Il perno formale su cui poggia l'intera impalcatura decisionale a favore dell'area di Muraglia è la Relazione Finale redatta dal Gruppo di lavoro tecnico nominato da Regione e Comune, datata 9 novembre 2021. Incaricata di valutare comparativamente il sito di Muraglia e quello alternativo di Case Bruciate, la commissione istituzionale sancisce la vittoria del primo sulla base di quattro parametri: qualità sanitaria, sostenibilità ambientale, costi e tempi. Secondo i firmatari del documento, Muraglia presenterebbe alcuni vantaggi strategici. Sul piano logistico e territoriale, la sua vicinanza ridurrebbe i tempi di percorrenza per i trasferimenti tra i presidi di Pesaro e di Fano.

Ma la tesi fondamentale su cui si regge l'intera relazione è l'integrazione del nuovo complesso con le eccellenze esistenti: costruire a Muraglia permetterebbe di mantenere intatto un edificio di recente realizzazione che ospita la Radioterapia e la Medicina Nucleare, evitando di smantellare tecnologie di altissima specializzazione. Sotto il profilo della sostenibilità urbanistica, inoltre, il documento regionale e comunale promuove Muraglia poiché l'intervento risulterebbe già conforme al Piano Regolatore Generale (PRG) vigente, inquadrando l'operazione come un intervento diretto di "riutilizzo di un sito urbanizzato" che limita il consumo di nuovo suolo.

Le contestazioni del comitato cittadino

La tesi istituzionale viene però contestata da un nutrito gruppo di cittadini, uno dei quali a fine 2023 presenta anche un esposto a Procura della Repubblica, Ministero della Sanità e Corte dei Conti, segnalando profili di grave danno erariale e ambientale. Il documento respinge la Relazione Tecnica partendo dalle sue fondamenta, la composizione della commissione giudicatrice: il gruppo di lavoro viene descritto come incompleto e tutt'altro che indipendente, essendo formato esclusivamente da alti dirigenti e dipendenti di Regione Marche e Comune di Pesaro, in assenza di figure tecniche esterne e specialistiche, quali geologi, ingegneri idraulici e architetti del paesaggio. L'esposto denuncia inoltre come i commissari abbiano operato in un clima fortemente condizionato dalle ingerenze dell'ex Sindaco della città, l'attuale europarlamentare del PD Matteo Ricci, il quale aveva pubblicamente dichiarato che il Comune non avrebbe mai rilasciato i permessi per Case Bruciate, imponendo di fatto una direzione obbligata alla commissione.

Il nodo del rischio idrogeologico

L'esposto definisce la relazione del 2021 "esigua" (appena 12 pagine) rispetto ai rigorosi studi del 2011 e 2014 (rispettivamente di 46 e 106 pagine) e contesta i presunti vantaggi economici del sito di Muraglia. L'allarme più grave del comitato cittadino riguarda però l'incolumità pubblica. L'esposto accusa la Relazione del 2021 di aver omesso deliberatamente la vulnerabilità del sito: Muraglia è infatti un "imbuto naturale", stretto tra il Monte Ardizio, un versante argilloso e notoriamente franoso, e il torrente Genica. La fragilità della collina è testimoniata dal crollo, nel marzo 2013, di un muro di contenimento che travolse il confinante "Villaggio AIL", costringendo all'evacuazione cinque famiglie di bambini malati.

Il rischio idrogeologico nell’area dove dovrebbe sorgere il nuovo ospedale. R4 indica un rischio "molto elevato"
Il rischio idrogeologico nell’area dove dovrebbe sorgere il nuovo ospedale. R4 indica un rischio "molto elevato"

A valle, la situazione non è migliore. Il lotto in cui dovrebbe sorgere il nuovo ospedale confina con il torrente Genica, in un'area che il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) classifica a rischio esondazione R3 (elevato) e R4 (molto elevato). I Piani di Emergenza ricordano le alluvioni storiche del 1966 e 1979, e quella del 1998 che allagò proprio Muraglia; il comitato cittadino menziona anche le esondazioni del 2013 e soprattutto quella del maggio 2023, al termine della quale l'allora sindaco Matteo Ricci dichiarò: "Le precipitazioni sono state fortissime, hanno creato smottamenti e frane, e fatto esondare torrenti che hanno provocato allagamenti importanti in alcune zone della città. I danni a edifici pubblici, ma anche privati, aziende, garage, negozi, scantinati, sono incalcolabili. Ora cominceremo a contarli; chiediamo lo stato di emergenza per il nostro territorio, abbiamo bisogno di una mano dal governo, dalla Regione, perché i danni sono troppi e da soli non possiamo farcela".

Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro, in occasione dell’alluvione del 2023
Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro, in occasione dell’alluvione del 2023

Malgrado tre anni fa i danni maggiori si fossero concentrati anche nel quartiere di Muraglia, è a pochi metri da zone a rischio idrogeologico elevato (R3 ed R4) che Regione e Comune prevedono di realizzare la nuova struttura sanitaria. "L'ospedale è una tipologia di edificio che la Protezione Civile definisce come strategico e sensibile; deve quindi sorgere in un sito sicuro e facilmente raggiungibile in caso di calamità o emergenze. Al contrario, per essere raggiunto dai quartieri più popolosi della città, il sito di Muraglia costringe ad attraversare proprio le aree a più alto rischio di esondazione", spiega a Fanpage.it un membro del comitato cittadino che si oppone all'opera.

Una strada del quartiere Muraglia durante l’alluvione del 2023
Una strada del quartiere Muraglia durante l’alluvione del 2023

Il costo dell'opera: oltre 200 milioni di euro

Le analisi tecniche fornite dai membri del comitato cittadino, intervistati da Fanpage.it, delineano un quadro economico e operativo che definiscono paradossale. Sebbene la relazione tecnica del 2021 stimasse inizialmente il costo dell'ospedale in 150 milioni di euro , le proiezioni attuali sono già lievitate a 204 milioni, gravate da costi di progettazione che oscillano tra i 20 e i 21 milioni di euro, di cui circa 7 milioni risultano già liquidati. Il comitato sottolinea come, a parità di spesa pubblica, si potrebbe realizzare un nosocomio interamente nuovo nel sito di Case Bruciate, includendo un reparto di Radioterapia all'avanguardia, invece di ostinarsi a mantenere la vecchia struttura esistente a Muraglia in un contesto così critico. Per la cronaca: nel sito di Case Bruciate il rischio idrogeologico è R1, ovvero moderato e legato soprattutto all'accumulo di acqua in caso di precipitazioni eccezionali.

Sotto il profilo architettonico, il progetto dovrebbe inserire volumetrie ciclopiche in uno spazio insufficiente. La superficie totale del lotto di Muraglia, di circa 89mila metri quadrati, dovrà ospitare un edificio con un'impronta a terra di 20mila metri quadrati. Per far fronte a questa esiguità, una variante al PRG ha autorizzato un incremento volumetrico del 1400% rispetto alle strutture preesistenti, portando la potenzialità edificatoria a 250mila metri quadrati e consentendo altezze vertiginose fino a 50 metri, un impatto dimensionale mai visto prima nella vallata. Come se non bastasse, è attualmente in discussione un'ulteriore variante che aggiungerebbe altri 20mila metri quadrati di superficie.

La sfida più complessa e pericolosa rimane tuttavia quella legata al sottosuolo. La mancanza di spazio in superficie obbligherà i costruttori a scavare per circa 10 metri di profondità sull'intera impronta di 20mila metri quadrati per ricavare due piani di parcheggi interrati. In un'area caratterizzata da terreni di scarsa qualità e da una falda acquifera che affiora quasi al piano di campagna, si stima che occorreranno dai due anni e mezzo ai tre anni solo per completare gli scavi e le opere di contenimento necessarie a raggiungere il piano terra. Questa imponente operazione di ingegneria avverrà in un sito che confina a valle, ad appena 8 metri di distanza, con aree classificate a rischio esondazione molto elevato (R4). Nonostante l'intero bacino del torrente Genica sia mappato dal PAI con indici di rischio R3 ed R4, la politica ha scelto di edificare la principale struttura di soccorso della città proprio a ridosso delle zone a massimo pericolo esondivo.

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