Un carabiniere con il taser, la pistola a impulsi elettrici (LaPresse)
in foto: Un carabiniere con il taser, la pistola a impulsi elettrici (LaPresse)

Il taser inizia oggi la sua fase di sperimentazione in Italia. In 12 città (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Genova, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi), polizia, carabinieri e guardia di finanza potranno utilizzare l’arma ad impulsi elettrici che immobilizza chi viene colpito.

Cos'è il taser?

Il nome taser è un acronimo e sta per Thomas A. Swift’s Electronic Rifle (“Il fucile elettrico di Thomas A. Swift”. Tom Swift è un popolare personaggio di un fumetto americano, ndr). Prodotta dall'azienda statunitense Axon, è un’arma che anziché utilizzare i proiettili ricorre a una scarica elettrica. Dal taser, simile a una pistola, partono due piccoli dardi attaccati a un filo che trasmettono un segnale elettrico non appena entrano in contatto con il corpo. Il flusso di corrente elettrica è ad alto voltaggio, ma ad una bassa intensità in grado di stordire la persona colpita, immobilizzandola per alcuni secondi. A un raggio d’azione che va dai tre ai dieci metri. La impiegano quasi 17 mila agenzie e forze di pubblica sicurezza sparse in 107 Paesi. A parte gli Stati Uniti, dove dal 1998 fanno parte dell'equipaggiamento d'ordinanza, il taser si usa in Brasile, Canada, Argentina e in diversi Stati europei come Francia, Germania, Grecia e dal 2003 anche nel Regno Unito.

Il taser delle forze dell’ordine italiane

Il modello in uso è un X2 di colore giallo rilascia una scarica elettrica di intensità regolare per una durata di cinque secondi. L’arma ha un sistema di mira che si avvale di un doppio puntatore laser. Questa tipologia di taser può colpire un bersaglio fino a sette metri di distanza. Per il ministro dell’interno, Matteo Salvini si tratta di “un'arma di dissuasione non letale che rappresenta un importante deterrente soprattutto per gli operatori della sicurezza che pattugliano le strade e possono trovarsi in situazioni border line”.

Le “regole d’ingaggio”

In particolari situazioni in cui sia necessario immobilizzare una persona – ha spiegato a Quotidiano Nazionale il comandante provinciale dei carabinieri di Milano, Luca De Marchis – l'operatore tira fuori il taser, di colore giallo per evitare che venga confuso con la pistola, e lo mostra all'aggressore per fargli capire che sta per utilizzarlo. C’è poi un ulteriore segnale di avvertimento: il carabiniere può azionarlo, producendo una scintilla che punta a scoraggiare chi gli sta davanti. Nel caso l’individuo non si arrenda, si passa all'azione: vengono sparati due dardi che si agganciano agli abiti dell’assalitore e producono la scossa, agendo sul sistema neuromuscolare dell’individuo. Tutti i passaggi vengono registrati da un software interno – ha continuato De Marchis – a fine servizio, chi ha usato il taser deve scaricare questi dati su un computer, producendo una traccia scritta dell’utilizzo, a tutela sia dell’operatore che del cittadino”.

Rischi per la salute

Da più di dieci anni le Nazioni Unite hanno inserito il taser tra gli strumenti di tortura. Secondo Amnesty International, l’uso di queste armi ha provocato la morte di centinaia di persone degli Stati Uniti e ne ha chiesto il ritiro. Sarebbe particolarmente pericoloso per chi soffre di disturbi cardiaci e potrebbe essere letale come nel caso di Aron Firman, un canadese rimasto ucciso nel 2010 dopo aver ricevuto una scarica elettrica sparata da un taser. In Canada, oltre a Firman sono decine i decessi causati da questa arma. In soggetti predisposti, infatti, le scariche multiple potrebbero danneggiare il cuore e il sistema respiratorio. Il pericolo – avverte Amnesty international – è che il taser venga utilizzato con troppa facilità e in modo non appropriato. Nel Regno Unito, dal 2003 (l’anno in cui è entrato in dotazione della polizia) al 2016, sarebbero almeno 17 i morti legati all'uso del taser.