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Omicidio Bakari Sako, indagato titolare del bar dove la vittima ha cercato rifugio: “Lo ha cacciato dal locale”

Indagato per favoreggiamento il titolare del bar dove il 35enne Bakari Sako, ferito e ucciso da un gruppo di ragazzi, ha cercato rifugio prima di morire. L’uomo, ha spiegato la procuratrice di Taranto, ha cacciato la vittima e gli aggressori dal locale senza avvisare le forze dell’ordine.
A cura di Eleonora Panseri
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È stato indagato per favoreggiamento il proprietario del bar di piazza Fontana, a Taranto, nel quale all'alba del 9 maggio scorso il 35enne Bakari Sako si è rifugiato dopo essere stato picchiato da una banda di ragazzini e poi accoltellato a morte con tre fendenti all'addome e al fianco da uno di loro.

Secondo quanto è stato accertato, avrebbe fatto dichiarazioni alla Polizia di Stato, che indaga sul delitto, contraddicendosi successivamente in un'intercettazione. Le indagini sull'omicidio sono coordinate dalla Procura dei Minorenni e dalla Procura ordinaria.

Come ha spiegato la procuratrice di Taranto Eugenia Pontassuglia, Sako Bakari, già sanguinante e ferito, aveva cercato rifugio entrando nel bar, ma il titolare aveva cacciato la vittima e i suoi aggressori dal locale. Inoltre, ha detto Pontassuglia, non chiamò nemmeno le forze di polizia.

Le cause della morte saranno chiarite dall'autopsia sul corpo del 35enne, disposta dagli inquirenti e prevista per martedì 19 maggio.

Per i quattro minori coinvolti la giudice per le indagini preliminari del Tribunale dei minori di Taranto Paola Morelli non ha convalidato i fermi ritenendo che non vi fosse il presupposto del pericolo di fuga, ma ha comunque disposto con ordinanza che i ragazzi siano negli istituti di pena minorile per evitare possibile reiterazione di reati.

È decaduta l'aggravante dei futili motivi. I quattro sono comparsi nella mattinata di ieri, venerdì 15 maggio, davanti alla gip e hanno reso dichiarazioni spontanee. Uno di loro, un 15enne, ha ammesso di aver accoltellato il 35enne. Il ragazzo si è dichiarato pentito, secondo quanto si è appreso, ed ha detto di essere intervenuto per difendere i suoi amici.

Non è stato invece convalidato il fermo nemmeno per Fabio Sale, il 20enne coinvolto nella vicenda, ma nei suoi confronti è stata comunque disposta un'ordinanza di custodia cautelare in carcere dal gip del Tribunale ordinario, Gabriele Antonaci. Anche nel suo caso il magistrato ha ritenuto che non vi siano i presupposti del pericolo di fuga.

Oggi l'interrogatorio del 22enne: "Non ho partecipato all'aggressione"

Intanto, si è concluso in carcere nelle mattinata di oggi l'interrogatorio del 22enne Cosimo Colucci, l'ultimo a essere stato fermato dalla Polizia giovedì scorso. L'interrogatorio davanti al gip è durato circa un'ora e mezza e si è concluso poco dopo le 11. All'uscita dal carcere il difensore, Pasquale Blasi, non ha rilasciato dichiarazioni e alla vista dei giornalisti in attesa ha tirato diritto con la propria auto.

Colucci, a quanto si apprende, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Ha, tuttavia, rilasciato dichiarazioni spontanee affermando di non aver partecipato all'aggressione e al pestaggio di Sako in quanto in quel momento era nel bar di piazza Fontana.

La gip del Tribunale per i minorenni: "Numerose contraddizioni e lacune logiche nel racconto dei ragazzi"

La gip Morelli scrive nell'ordinanza di aver riscontrato "numerose contraddizioni e lacune logiche" nel racconto dei ragazzi, che tuttavia avrebbero ammesso la presenza di tutti sui luoghi, le botte alla vittima (pugni, calci e spintoni) e l'inseguimento.

Dal racconto sarebbe inoltre emerso il rifugiarsi nel bar del 35enne, la perdita di sensi all'interno del locale e il trascinamento al di fuori della vittima su richiesta del titolare.

Ai minori è stato riconosciuto il dolo omicidiario, nell'ipotesi e nell'accettazione che la vittima potesse soccombere sotto la forza dei colpi violenti inferti al 35enne, anche a prescindere dalla consapevolezza dell'intervento di un coltello.

Gli inquirenti hanno parlato dell‘intenzionalità del pestaggio di gruppo ai danni di uno solo, così come dell'ostinazione nell'inseguimento della vittima, dal protrarsi dei colpi nonostante la vittima fosse ripiegata su se stessa, del disprezzo per la sua condizione di arrendevolezza e della brutalità dell'esposizione ad ulteriori traumi mortali di un corpo ormai immobile.

Come si è arrivati all'individuazione degli aggressori

La svolta decisiva per le indagini, e la conseguente individuazione degli autori del delitto è arrivata dopo che gli investigatori hanno raccolto le dichiarazioni che il gestore del bar ha reso il 10 maggio 2026 alle ore 13 sentito presso gli uffici dela Squadra Mobile con associata individuazione fotografica.

Così come dalla progressiva e accurata analisi dei video registrati secondo le diverse angolazioni e prospettive dai vari sistemi di videosorveglianza che riprendono la dinamica dei fati nei minuti appena prima e appena dopo le 05.22, gli attimi durante i quali sarebbe avvenuta la morte della vittima.

Al bar notificato provvedimento di sospensione per 60 giorni

Inoltre, sempre nella giornata di ieri, la Questura di Taranto ha notificato al bar un provvedimento di sospensione per 60 giorni della Scia (la Segnalazione certificata di inizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande).

La Divisione amministrativa ha infatti verificato che, in occasione di diversi controlli, all'interno e nei pressi del locale, sono state identificate persone con precedenti penali e di polizia per gravi reati quali tra gli altri ricettazione, furto, estorsione, rapina, produzione e spaccio di sostanze stupefacenti, associazione per delinquere, rissa ed evasione.

Fatti che, insieme alla gravità delitto del 9 maggio, hanno reso necessaria l'adozione del provvedimento.

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