Taranto: fermato il sesto aggressore della baby gang indagata per l’omicidio di Bakari Sako, è un 22enne

Svolta nelle indagini per l'omicidio del bracciante maliano Bakari Sako, ucciso all'alba del 9 maggio scorso in piazza Fontana a Taranto: è stato arrestato anche il sesto componente della "baby gang". Si tratta di un ragazzo di 22 anni.
Il presunto aggressore è il secondo maggiorenne del gruppo; risiede nel capoluogo ionico come gli altri cinque indagati per omicidio aggravato dai futili motivi. I poliziotti hanno eseguito il nuovo decreto di fermo su ordine della Procuratrice Eugenia Pontassuglia e della sostituta Paola Ranieri, che coordina l'inchiesta. Come noto, nei giorni scorsi gli investigatori avevano già fermato un 20enne e quattro minori: il fermo dell'ultimo membro del gruppo sembra ora chiudere il cerchio sulla fase dell'aggressione ai danni del 35enne.
Intanto, dagli atti dell'inchiesta emergono dettagli agghiaccianti. Gli inquirenti sono in possesso, oltre al video che ha consentito di ricostruire le fasi concitate del delitto, anche di alcuni audio: "Ste face a parte, ‘nfamò!" – secondo gli aggressori, insomma, dopo le tre coltellate tra torace e addome, la vittima stava fingendo di star male e stava "recitando".
Più volte i dispositivi di sicurezza hanno catturato parole come "infamone". "Nonostante nessuno degli indagati conoscesse la vittima, il gruppo dimostrava il proprio disprezzo utilizzando un gergo che, negli ambienti criminali, è considerato il peggior insulto possibile".
E invece Bakari Sako era un ragazzo silenzioso, tranquillo, un lavoratore. Aveva due mogli in Mali e a gennaio era tornato in Africa: entrambe erano incinte. Per mantenere la famiglia aveva fatto molti lavori. Per un periodo era stato cameriere in un ristorante giapponese, negli ultimi tempi lavorava soprattutto nei campi, nella raccolta dei pomodori.
Aveva lasciato il suo villaggio di Mouliné, nella regione di Kayes, nel Mali occidentale. La sua vita in Italia era cominciata al Nord, a Torino. Poi nel 2022 era sceso a Taranto per raggiungere il fratello minore Souleymane, era arrivato invece nel capoluogo jonico già nel 2014, qui era benvoluto e amato da tutti.