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Mondiali di calcio 2026

La reazione di Gianni Infantino alle domande più scomode sui Mondiali: “Stai calmo e rilassati”

Il presidente della Fifa ha risposto facendo catenaccio rispetto agli argomenti più spinosi: dall’arbitro somalo espulso fino al caro biglietti. “Non possiamo controllare tutto”.
Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha giocato in difesa rispondendo ai giornalisti.
Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha giocato in difesa rispondendo ai giornalisti.
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Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, ha potuto fare solo una cosa nella conferenza stampa alla vigilia della prima partita dei Mondiali 2026: giocare in difesa. E s'è trincerato dietro una serie di risposte scontate rispetto ad argomenti che hanno sollevato grandi polemiche: il trattamento riservato all'arbitro somalo poi espulso dagli Stati Uniti, la posizione delicata per la nazionale dell'Iran e se ha qualche rimpianto sugli Usa (e Donald Trump) come co-padroni di casa. Quando il giornalista della BBC gli chiede a bruciapelo se non ha l'impressione che l'organizzazione del torneo gli sia sfuggita di mano ("non è imbarazzato per quel che sta accadendo?") per le ingerenze esterne e i condizionamenti geopolitici, il numero uno del calcio internazionale esce dall'angolo e reagisce con una battuta: "Calma, rilassati" è l'espressione che pronuncia quasi ad alleggerire la pressione che sente addosso. Ne approfitta per rivolgersi alla platea e veicolare questo messaggio. Poi abbozza la migliore spiegazione possibile sostenendo che la Federazione "non può controllare tutto", che è come lavarsene le mani.

Il caso dell'arbitro somalo "detenuto" e poi espulso

Com'è possibile che al direttore di gara africano, Omar Artan, uno dei migliori deo suo continente selezionato per la Coppa del Mondo, sia stato rispedito a casa? Infantino si giustifica così: "La Fifa non è il re del mondo che può dettare legge ai governi, la sicurezza è prioritaria e bisogna avere fiducia del lavoro che viene fatto dietro le quinte".

L'Iran in Coppa del Mondo: "È lo spirito del calcio"

E cosa ne pensa della selezione iraniana costretta a spostare il ritiro dall'America al Messico (Tijuana) perché molti membri dello staff tecnico non hanno ottenuto il visto? La replica è banale: "Ne sono felice, ero stato in Turchia a incontrarli e molti erano pessimisti. Se necessario, avrei preso un autobus per Teheran e li avrei accompagnati qui. Non so chi altro sarebbe stato in grado di garantire la loro presenza e la loro partecipazione. Si sono qualificati e questo è lo spirito del calcio".

La questione dei visti: "Non possiamo controllare tutto"

Altro tema spinoso: la difficoltà di giornalisti e membri di altre nazionali, tifosi che hanno acquistato pacchetti di soggiorno (biglietti compresi) che non riescono a entrare nel Paese o, addirittura, sono "invitati" a tornare a casa una volta giunti in aeroporto. "È spiacevole, purtroppo non possiamo controllare tutto. Ma cerchiamo di stare tranquilli. Sono trent'anni che organizzo eventi e rispetto a certe problematiche posso dire che sono cose normali quando si tratta di appuntamenti di questa portata".

Il caro biglietti: "C'era il rischio finissero sul mercato nero"

La chiosa è dedicata alla questione dei biglietti messi in vendita a prezzi molto elevati. Infantino cerca di restare in equilibrio come fosse sulla tavola da surf dopo aver scollinato la cresta dell'onda. La supercazzola che propone ne è la testimonianza: "Permettetemi di congratularmi con il sindaco Zohran Mamdani di New York. Ha messo in vendita 1.000 biglietti a 50 dollari e da allora ha ricevuto una copertura mediatica fantastica. Noi ne abbiamo messi in vendita 130.000 a 60 dollari e non abbiamo ricevuto una grande copertura mediatica. Probabilmente lui ha un team di comunicazione migliore del nostro".

Il numero uno del calcio mondiale durante la conferenza stampa alla vigilia della Coppa.
Il numero uno del calcio mondiale durante la conferenza stampa alla vigilia della Coppa.

Infine il riferimento, questa volta per nulla velato, al rischio che tagliandi a basso costo sarebbero finiti nelle mani sbagliate per essere rivenduti al mercato nero. "Il prezzo di partenza è di 60 dollari; il mercato è quello che è. Se lo vendessimo a un prezzo inferiore, finirebbe sul mercato secondario a prezzi molto più alti. Dove andrebbero a finire i soldi in quel caso? A chi organizza attività sul mercato secondario o nero, non al calcio. Ogni dollaro che entra viene reinvestito nello sviluppo del calcio. Abbiamo una sola competizione ogni quattro anni. Nei restanti 47 mesi su 48, investiamo questi introiti nella crescita. Nessun altro lo fa".

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