Il racconto dell’arbitro somalo escluso ai Mondiali 2026: “11 ore in una stanza e poi la cella”

La vicenda di Omar Abdulkadir Artan, l'arbitro somalo designato per i Mondiali 2026 ma espulso dagli Stati Uniti, è diventata un caso simbolico nel dibattito internazionale che incrocia fattori quali controlli di frontiera e sicurezza. Doveva essere il primo fischietto del suo Paese in una fase finale di Coppa del Mondo ma la sua figura ha fatto scalpore per questioni politiche e burocratiche. Il direttore di gara ha raccontato di essere stato interrogato per 11 ore in una piccola stanza durante la notte, poi trasferito in una cella di detenzione aeroportuale per altre ore, prima di essere rimpatriato con un volo che ha fatto scalo Istanbul e successivamente diretto a Mogadiscio. Una procedura standard negli Usa ma che rende surreale il caso, considerato il contesto e le referenze del fischietto africano. Tutto questo nonostante fosse anche in possesso "di visto valido e passaporto diplomatico".
Chi è Omar Abdulkadir Artan
Artan è uno dei profili più importanti provenienti dall'Africa. Nato a Mogadiscio nel 1992, è diventato internazionale nel 2018 e ha diretto alcune delle partite più rilevanti del calcio continentale, tra cui incontri dell'AFCON (Coppa delle nazioni africane) e la finale della CAF Champions League 2024-2025. Nel 2025 è stato nominato miglior arbitro africano dalla Confederation of African Football ed era stato selezionato tra i 52 arbitri centrali della FIFA per i Mondiali 2026.
Cosa è successo all'arrivo a Miami
Artan era partito per gli Stati Uniti per partecipare a un seminario pre-Mondiale. Il viaggio prevedeva uno scalo a Istanbul prima dello sbarco a Miami. All'arrivo, la US Customs and Border Protection lo ha fermato per ulteriori verifiche. Nonostante abbia esibito un visto regolae e passaporto diplomatico, è stato dichiarato inammissibile e rimpatriato immediatamente
Il racconto di un'esperienza choc
Artan ha raccontato la sua esperienza in diverse interviste (tra cui al New York Time) spiegando cosa gli è successo da quando ha messo piede sul suolo americano: prima è rimasto sospeso in una sorta di limbo poi è stato rispedito a casa. "Sono molto, molto deluso – le parole del direttore di gara somalo -. Sono semplicemente un arbitro che cerca di vivere il suo sogno, il più grande della mia vita, venire ai Mondiali. E avevo tutti i documenti in regola".

Ha inoltre spiegato di aver cercato di dimostrare la propria identità professionale durante i controlli, ma a nulla è servito per l'inflessibilità dei funzionari che si sono occupati del suo caso: "Ho mostrato tutta la documentazione FIFA, foto della mia carriera internazionale e link online sulla mia attività". Durante l'interrogatorio, ha riferito che le autorità si sono concentrate anche su aspetti politici: "Credo che abbiano un problema con il mio Paese. Mi hanno fatto domande sulla situazione in Somalia e su Al Shabaab".
Le 11 ore di interrogatorio e la detenzione
Secondo il suo racconto, riportato da diverse testate internazionali, la sequenza dei fatti sarebbe stata la seguente: interrogatorio di circa 11 ore in una stanza chiusa durante la notte, successivo trasferimento in una cella di detenzione aeroportuale non penitenziaria, rimpatrio su volo diretto a Istanbul e poi verso la Somalia. Pur non trattandosi di una detenzione penale, il trattamento rientra nella procedura di gestione dei casi di inammissibilità.
La FIFA ha ribadito che le decisioni di ingresso spettano al Paese ospitante. La Somalia ha invece espresso preoccupazione e chiesto chiarimenti. Il caso si inserisce nel più ampio dibattito sulle politiche di sicurezza e sulle restrizioni ai viaggi, soprattutto verso Paesi considerati a rischio o soggetti a controlli rafforzati.
Perché Artan non poteva arbitrare almeno in Canada o in Messico
Artan non è stato ammesso negli States ma, visto che i Mondiali si giocano anche in Canafda e in Messico, perché non poteva arbitrare incontri in programma in quei Paesi? Per una questione logistica non di poco conto: avrebbe dovuto recarsi a un centro di formazione a Miami allestito per accogliere i 52 arbitri e gli 88 assistenti arbitrali della Coppa del Mondo. Tutti gli ufficiali sul campo devono restare nel quartier generale in Florida per l'addestramento, la preparazione e per garantire la propria sicurezza. E questo per Artan è stato impossibile.