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E’ morto Romeo Salmonì, l’ebreo che ispirò Benigni

E’ morto a 91 anni uno degli ultimi sopravvissuti ai campi di concentramento di Auschwitz. Il suo libro di memorie “Ho sconfitto Hitler” ispirò Roberto Benigni per il protagonista del film “La vita è bella”.
A cura di Antonio Palma
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Romeo Salmonì

E’ venuto a mancare ieri all’età di 91 anni “l’ebreo che sconfisse Hitler”, come ebbe più volte modo di definirsi con la sua solita ironia, Romeo Salmonì, uno degli ultimi sopravvissuti romani alle deportazioni naziste della seconda Guerra Mondiale. Le esequie si sono svolte questa mattina al cimitero israelitico del Verano.

Sfuggito alla cattura nel ghetto, fu catturato dalla polizia fascista nell'aprile del 1944, portato prima nel campo di concentramento italiano di Fossoli e poi, con un convoglio bestiame, nel campo di sterminio di Auschwitz dove arrivò il 22 giugno e divenne l'ebreo A 15810. Il numero tatuato per sempre sul suo corpo Salmonì non lo hai mai nascosto, lo ha sempre mostrato come segno di ammonimento alle future generazioni, per non dimenticare.

Nessuno dei superstiti dei campi di concentramento ha mai dimenticato quel viaggio nell’orrore perché chiunque vi sia stato "non esce mai completamente da Auschwitz" come ebbe a dire poco tempo fa lo stesso Salmonì. I suoi ricordi, la sua storia l’ha raccontata in un libro presentato a Gennaio di quest’anno, "Ho sconfitto Hitler" è il titolo delle sue memorie, un titolo che racchiude tutto il suo pensiero.

Il Cavaliere di gran croce dell’ordine al merito della Repubblica, come è stato insignito dal Presidente della Repubblica ad inizio dell’anno, amava ricordare la sua esistenza, nonostante il “il lungo viaggio verso la morte”. “Io sono ancora qui sano e salvo. Ho fatto i miei conti: sono uscito vivo dal Campo di sterminio di Auschwitz, ho una bella famiglia, ho festeggiato le nozze d'oro, ho dodici splendidi nipoti, credo di aver sconfitto il disegno di Hitler!” era questa la sua visione della vita, quel modo di guardare sempre in positivo che ispirò il personaggio di Benigni nel film “La vita è bella”.

Un desiderio di raccontare che lo ha animato per tutta la vita, dal suo primo viaggio di ritorno a Birkenau, organizzato dalla Comunità ebraica di Roma nel 1962, è stato un continuo racconto, nelle scuole, ai giovani, in sinagoga, ai politici, ai gruppi che visitavano Auschwitz. Racconti e ricordi che segnava nelle sue agende nei momenti di pausa dalla vita quotidiana e che trovarono sistemazione all’inizio di quest’anno nel libro curato dalla Provincia di Roma, e distribuito nelle scuole.

Cordoglio per la morte di un “un uomo straordinario”, come lo ha definito la Polverini, sono arrivate da tutto il mondo politico e istituzionale. “Testimone coraggioso sopravvissuto ad una delle pagine più tragiche e infami della storia del nostro Paese e dell'umanità intera”, ha ricordato il Presidente del Senato Renato Schifani. Ma il ricordo più bello lo fa Roberto Benigni quando dice "Mi resta di lui l'immagine di una persona che aveva voluto vivere a tutti i costi e in maniera giusta".

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