A Milano esiste un incredibile museo a cielo aperto: come l’ArtLine ha rivoluzionato l’arte contemporanea

Uffizi, Musei Vaticani, Pinacoteca. L’Italia è piena di musei incredibili, che raccontano storie, movimenti culturali e opere di artisti provenienti da tutto il mondo e tutte le epoche. C’è però un museo davvero unico a Milano, accessibile a tutti e in ogni momento della giornata: ArtLine, un vero e proprio museo a cielo aperto. Situato nel famoso e innovativo quartiere di CityLife a Milano, ArtLine è un museo d’arte contemporanea che ospita incredibili opere di artisti internazionali, trasformando un'area verde in una galleria permanente.

ArtLine, quando la città incontra l'arte
Nato nel 2014 e installato nel 2016 da un'iniziativa del Comune di Milano per unire arte, città e natura, ArtLine è un percorso d’arte pubblica a cielo aperto che ospita opere di artisti riconosciuti come Shilpa Gupta, Alfredo Jaar, Kiki Smith, ma anche di altri artisti emergenti. Si tratta di un percorso artistico che mette in scena oltre 20 opere permanenti, 8 scelte attraverso un concorso per artisti under40 e altre di artisti già affermati come Pascale Marthine Tayou.

Aperta 7 giorni su 7 e gratuita, la mostra vuole essere inclusiva e ha come scopo quello di rendere accessibile l’arte a tutti quanti e diffonderla in città per ampliare la prospettiva e darle il valore che merita. In un dialogo aperto con l’architettura e la storia milanesi, la mostra è inoltre una vera e propria esperienza artistica dinamica: ad ogni angolo è possibile ammirare opere incredibili di artisti che invitano alla riflessione e alla contemplazione, persino in una città caotica e sempre in movimento come Milano.

Le opere di ArtLine
Le installazioni di ArtLine sono davvero incredibili, tra mani e piedi giganti, rocce e poesie, l’intento è proprio quello di coinvolgere emotivamente chi, passeggiando per il parco di CityLife, si trova immerso nel percorso. Gli otto artisti selezionati attraverso il concorso per under40 sono stati Riccardo Benassi, Rossella Biscotti, Linda Fregni Nagler, Shilpa Gupta, Adelita Husni-Bey, Wilfredo Prieto, Matteo Rubbi e Serena Vestrucci. Mentre tra quelli già riconosciuti nel panorama artistico internazionale spiccano Judith Hopf e Pascale Marthine Tayou.

La particolarità delle loro opere è che sembrano incastrarsi alla perfezione nel panorama milanese. Hand and Foot for Milan della tedesca Judith Hopf, ad esempio, mette in scena sul verde del parco una mano e un piede giganti costruiti con dei mattoni sagomati, con l’intento di sottolineare il contrasto tra i grattacieli della città e le forme umane. Wilfredo Prieto invece vuole trasformare con la sua opera Beso, due grandi massi di montagna che si toccano in un solo punto simulando un bacio, gli oggetti della quotidianità in metafore poetiche sul contatto, la vicinanza e il contrasto tra natura e città.

Anche Daily Desiderio di Riccardo Benassi vuole ricordarci in qualche modo il lato poetico delle nostre vite: con l’installazione, che consiste in una struttura in alluminio con un display a LED, Benassi si impegna a trasmettere un messaggio testuale al giorno fino al giorno della sua morte; quando poi morirà, i messaggi verranno trasmessi in loop da capo. Guardiane, due grandi sculture in bronzo dell'artista Kiki Smith, raffigurano invece due grandi gatte simbolo di protezione benevola del quartiere e della fragilità della biodiversità animale nelle città moderne.

Infine, importante da citare anche l’opera più iconica del percorso, Coloris di Pascale Marthine Tayou, ovvero un’installazione di pali di diversa lunghezza (dai 6 ai 12 metri) che sorreggono un uovo ciascuno. L’opera vuole rappresentare la fantastica diversità e unione dei popoli, con le uova che simboleggiano la vita e e la nascita: l’installazione vuole trasmette un messaggio positivo di fratellanza tra le persone e per questo motivo è stata pensata appositamente per far giocare bambini e adulti, che corrono difatti spesso tra i pali colorati.