Un'ora e mezza può durare una vita. Un sogno a occhi aperti vale una notte, una stagione, una vita. Per novanta minuti Roger Federer ha condiviso il suo campo, la cattedrale del tennis, il Centrale di Wimbledon, con un maestro che dà lezioni per 30 sterline all'ora e stava per mollare tutto e andare in America. Un ragazzo, Marcus Willis, che due anni fa chiamavano Cartman, come il personaggio sovrappeso di South Park. Il soprannome se l'è tenuto, lo diverte ancora, anche se ha perso quasi 25 chili da allora. Il migliore di sempre e il numero 708 del mondo sullo stesso campo. È una gioia che dura una vita. Uno di quei momenti in cui lo sport si rivela per quello che è, molto più di un gioco. È la gioia di uno sconfitto dal destino, che vive con sua madre e si presenta con una vecchia polo con il logo RF, il marchio di Roger Federer, che aveva comprato anni fa. “Non ricordo quanto l'ho pagata, spero non me la richieda indietro” scherza in conferenza stampa.

Rivincita – È una rivincita per le sconfitte, per quei pugni presi che a nessuno a mai resi, per gridare in faccia anche a chi lo chiamava Cartman da dietro un computer, che ce l'ha fatta, che ha giocato contro Federer e gli ha anche giocato un pallonetto vincente. Il risultato finale, 60 63 64 per lo svizzero, svapora, non conta, è un accessorio. La standing ovation per il primo game vinto non ha nulla dell’irrisione al fondo umiliante che spesso certi applausi portano. E’ un’approvazione sincera perché anche solo esserci è già un successo. Perché il successo è un viaggio, e alla fine conta quel che fai per meritarlo. E Federer, che di momenti così ne ha vissuti tanti, proprio perché ne ha vissuti tanti si mette da parte a fine partita.

Standing ovation – Resta a bordo campo, aspetta, mentre Willis si commuove su quel campo così grande e all'improvviso così caldo, accogliente, partecipe. Quel campo dove, scriveva sul Telegraph Fred Perry, ultimo vincitore britannico nel singolare maschile prima di Murray, “c'è più spazio del solito fra le righe e le prime file e la vista si inganna. Lo sfondo scuro delle tribune, il contrasto con i vestiti multicolori, fa sì che riesci a vedere la palla per più tempo rispetto a un campo normale. E pensi di avere un tempo di reazione più lungo, ma non è così, perché da riga a riga la lunghezza e la stessa. Per questo chi gioca per la prima volta sul Centrale di Wimbledon impiega un po' di più ad abituarsi e trovare il tempo giusto sulla palla”. Willis ha dimostrato che si può vincere anche da numero 700, che vincere va molto al di là di una vittoria sul campo. “Ho amato ogni singolo secondo di questa esperienza” ha detto Marcus, che aveva in programma di non giocare nessun torneo e limitarsi alla Coventry League. “Penso che cambierò un po' i miei programmi, cercherò di allenarmi di più e riprendere. Voglio continuare a lavorare, ho ancora un po' di tempo per raggiungere il mio massimo.

Amore a prima vista – Come in tutte le favole, però, manca giusto un'emozione. Perché questa non è solo una storia di rivincita, la rivalsa di un ragazzo livido, battuto, che si guardava nello specchio e da tempo non si vede più, che stava per convincersi a cambiare tutto, a camminare fino a sentire le gambe pesanti, con le voci degli amici ormai lontani, sulle strade di Philadelphia. È tutto pronto, deve partire il 13 giugno, si sta già interessando delle pratiche per il permesso di lavoro. Ma a febbraio si concede una serata libera e va alla O2 Arena, splendido impianto coperto che ospita anche il Masters di fine anno, per il concerto di Ellie Goulding. Nel 2012, Ellie è diventata famosa, e ha toccato la posizione numero 5 nelle classifiche del Regno Unito, con la hit Anything could happen. Tutto può succedere. E tutto, alla O2 Arena, è successo davvero.

Tutto può succedere – Marcus incontra la dentista Jennifer Bate, Jennifer ha due figli, è a Londra da un suo cugino, entrambi stanno cercando di farsi forza e uscire dalle rispettive “relazioni sbagliate”. È un colpo di fulmine, è amore a prima vista. “Ci siamo incontrati, e poi è tutto confuso” ha raccontato a ESPN. “Siamo andati a fare una passeggiata, poi abbiamo preso un taxi. È stato allora che mi ha detto: ‘Fra qualche mese mi trasferisco in America”. E io: ‘Cosa?'. E poi scherzando: ‘Hai appena incontrato me, non puoi andartene così'. Allora mi ha detto di essere un tennista, io non ci credevo. ‘Sì, certo, come no' gli ho risposto”. Jennifer torna a casa e nn vede di sentire sua madre, deve dirle che sì, stavolta ha incontrato quello giusto. Marcus ripensa a quello che si sono detti, si convince che non può finire qui, che i discorsi sospesi non vanno mai bene. “Mi ha fatto capire che ero uno stupido, che non avrei dovuto lasciare il tennis. Non so come, ma mi ha convinto a tentare un’altra volta. Mi ha fatto capire che non sarebbe stato un bene mollare tutto senza essere mai stato a Wimbledon. Senza di lei sarei stato un uomo pieno di rimpianti”. Negli ultimi tre anni, Willis ha vinto otto Futures, la categoria più bassaa di tornei professionistici, ma non è mai uscito dal limbo della periferia assoluta del tennis. L’anno scorso ha partecipato a otto Challenger, il secondo step prima di entrare nel circuito ATP: in quattro ha mancato la qualificazione e negli altri quattro ha passato complessivamente solo un turno. A quell’unica vittoria Challenger del 2015 è seguito un 2016 ancora più buio. Gli infortuni l’hanno costretto a giocare solo un torneo ITF a gennaio, in Australia. Prize money complessivo per aver raggiunto i quarti in singolo e doppio: 356 sterline.

Maestro di tennis – Niente, però, lasciava presagire che sarebbe stato pronto per inseguire il sogno dei Championships passando per la dura settimana di qualificazione a Roehampton. Willis, che da giovane era stato rimandato a casa al suo primo Australian Open perché si era presentato all'allenamento tardi e senza racchette, lavora come maestro di tennis allo al Boat Club di Warwick, un circolo storico fondato nel 1861 sulle sponde dell’Avon con un antico castello sullo sfondo, si è rimesso in forma. Ha giocato i campionati a squadre in Francia e in Germania, senza perdere nemmeno una partita. È entrato nel tabellone di pre-qualificazioni e ha iniziato al meglio la settimana di qualificazioni a Roehampton. Ogni giorno, Willis disdice la camera d'albergo, ogni giorno però deve prenotarla di nuovo, Batte in rimonta al primo turno Yuichi Sugita, e colto la sua prima in carriera contro un top-100. Ha un tennis intrigante, non ortodosso: serve forte, controlla volée smorzate che sorprendono e affonda con un dritto violento, in topspin, giocato con una presa western piuttosto estrema. Più convenzionale il rovescio, a due mani, che alterna con tagli in slice e in back per prendere la rete. Un tennis cui né l'ex numero 1 under 18, il russo Andrej Rublev, né Daniil Medvedev, sconfitto in rimonta in quattro set, trovano le giuste contromisure.

Idolo Ivanisevic – E non si ferma. I 43 vincenti al primo turno contro Berankis gli spalancano le porte della storia e l'incontro con il suo grande idolo, Goran Ivanisevic. “Nel 2001, quando giocò la finale di lunedì contro Rafter” ha raccontato, “io ero a scuola e dissi a mia madre di non dirmi il risultato”. Finì con una splendida favola moderna, la wild card ormai oltre la centesima posizione al mondo, che vince il titolo al quinto. Nell'anno dello scudetto del Leicester e dell'Islanda ai quarti degli Europei, Marcus Willis ha dimostrato che tutto può succedere. Ha raccontato al mondo che si può essere compagni di viaggio del migliore di sempre, per un’ora e mezza, da numero 700 del mondo,. E i compagni di viaggio, anche se prendono imbarchi diversi, saranno sempre due marinai.