L’iraniano Mohebi mima lo sparo con la pistola dopo il gol alla Nuova Zelanda: cosa c’è dietro quel gesto

L'esultanza di Mohammad Mohebi dell'Iran che festeggia il gol segnato ai Mondiali contro la Nuova Zelanda fa discutere per il gesto divenuto virale come la celebrazione della pistola. Ed era inevitabile che facesse molto rumore considerato il contesto ambientale, la situazione geopolitica, le interpretazioni date a quel comportamento. Non è certo la prima volta che sui campi di calcio si vede un calciatore mimare un'arma da fuoco (chi non ricorda la sventagliata di mitra di Batistuta?) ma quanto accaduto nella sfida del Gruppo G (conclusa 2-2) è finito al centro di una forte controversia per le reazioni generate.
Cosa c'è veramente dietro quel gesto plateale
La simulazione dello sparo con la pistola ha attirato immediatamente l'attenzione del pubblico internazionale ed è stata giudicata inappropriata alla luce del clima che accompagna la partecipazione della selezione asiatica alla Coppa del Mondo. È stata una reazione plateale ai fischi che hanno fatto da sottofondo all'esecuzione dell'inno nazionale del suo Paese? Può darsi. Ha reagito così dinanzi alla platea americana per l'attacco degli Stati Uniti all'Iran? Può darsi.
Ma c'è un'altra versione che ha preso piede: ovvero, che si trattasse di una sorta di minaccia verso quei sostenitori che allo stadio sono andati mostrando la bandiera dell'Iran (il vessillo con il Leone e il sole) prima che l'avvento della rivoluzione islamica nel 1979 cambiasse radicalmente la vita dello Stato. In pochi davvero sono quelli che ritengono si sia trattata di una semplice manifestazione di adrenalina ed entusiasmo per aver realizzato una rete così importante. Al momento né la FIFA né la federazione iraniana hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull'accaduto.
Una partita già segnata da tensioni e proteste
La sfida tra Iran e Nuova Zelanda era già sotto i riflettori sia per vicende extra-sportive che s'intrecciano con gli scenari di politica internazionale sia per le tensioni sviluppatesi fuori dallo stadio di Los Angeles. Prima del fischio d'inizio, centinaia di iraniano-americani hanno manifestato nelle vicinanze dell'impianto sportivo chiedendo cambiamenti politici a Teheran. E per dare maggiore evidenza alle loro proteste hanno sventolato i vessilli con lo storico simbolo dell'Iran, quale emblema di libertà, identità persiana e resistenza al regime degli ayatollah.
Al centro della banda bianca si trova un leone che impugna una spada (segno di forza e sovranità), con un sole splendente alle sue spalle e una corona sopra di esso. Il sole rappresenta la maestosità e la luce, mentre il leone simboleggia il coraggio, la giustizia e l'antico impero persiano. Ed è anche per questa ragione che la presenza della nazionale ai Mondiali continua a dividere una parte della diaspora iraniana negli Stati Uniti.
Alcuni manifestanti sono convinti che la squadra rappresenti l'attuale governo di Teheran e non sono mancati momenti di tensione tra gruppi contrapposti. In alcuni episodi, bandiere iraniane sono state strappate e calpestate durante gli scontri verbali tra manifestanti e fautori della nazionale. Nei giorni precedenti alla partita, il capitano Mehdi Taremi (ex Inter) aveva cercato di sminuire la portata di questa eventi ribadendo che l'obiettivo della squadra fosse esclusivamente sportivo. "Giochiamo per ogni iraniano, sia per chi vive nel Paese sia per chi fa parte della diaspora", ma quella celebrazione dello sparo rimette tutti nel mirino.