Il mondo del pallone è nel pallone. Il gioco di parole è fin troppo facile, forse banale, ma restituisce la fotografia esatta del caos in cui naviga a vista il calcio italiano. O meglio, la Serie A, il mondo attorno al quale gravitano i maggiori interessi e tutti gli sforzi operati nelle ultime settimane affinché il campionato possa riprendere e arrivare alla conclusione.

Riassunto delle puntate precedenti. Nei giorni scorsi, dopo un lungo palleggio durante il quale non sono mancati i momenti di tensione tra le parti, il comitato tecnico-scientifico del governo si esprime sul protocollo medico presentato dalla Federcalcio. Il parere è negativo, va rivisto in alcuni dei suoi punti cruciali. La Figc recepisce le indicazioni e presenta una versione aggiornata del protocollo: semaforo verde, il ministro Spadafora dà il via libera alla ripresa degli allenamenti di squadra per il 18 maggio. Qui arriva un nuovo colpo di scena. I club di Serie A, che nel frattempo si erano accordati indicando per il 13 giugno la data di ripartenza del campionato, escono allo scoperto e chiedono di rivisitare nuovamente le condizioni previste dal protocollo, troppo rigide e restrittive, dalla logistica alla gestione della quarantena per tutta la squadra in caso di nuovo contagio.

Quando riparte la Serie A?

Una presa di posizione che ha messo in imbarazzo la Federcalcio e sorpreso lo stesso ministro Spadafora. Al di là dei tre punti modificati nella nuova versione del protocollo, i dettagli dell'organizzazione della ripresa degli allenamenti erano noti da settimane. Il tempismo del dietrofront delle società di Serie A è quantomeno curioso, considerato il lungo percorso che ha portato ad un'intesa con il governo. Si spiega con il vero obiettivo dei club: una revisione del protocollo in caso di positività, con isolamento per il solo soggetto contagiato anziché per l'intero gruppo squadra. Un allentamento delle misure che garantirebbe – a meno di inversioni di trend della pandemia – la possibilità di completare abbastanza agevolmente la stagione. La data del 13 giugno per la possibile ripresa del campionato, intanto, rischia di slittare. Spadafora, più collaborativo rispetto a qualche settimana fa, ha già dato disponibilità ad un'ulteriore modifica del protocollo, per trovare un nuovo punto di incontro.

Sarà il tema centrale nel confronto tra il premier Conte, il presidente federale Gravina e il numero uno della Lega Serie A Dal Pino. Un incontro a lungo invocato e atteso dai club del massimo campionato, che potrebbe avere luogo già nel weekend o al massimo nei primi giorni della prossima settimana. Il vertice che deciderà le sorti di questo campionato, ma più in generale dell'intero movimento calcistico in Italia. Lo ha fatto capire Giovanni Carnevali, ad del Sassuolo, sulle pagine del Corriere dello Sport.

"Se vogliamo far morire il calcio siamo sulla strada giusta. Qua siamo tutti pazzi, non capisco il perché di tutta questa confusione. Ora come ora le partite e il gioco devono essere messi in secondo piano, e anche i tifosi devono capirlo, perché qua c'è il forte rischio che tante società debbano portare i libri in tribunale e che poi il calcio non ci sia più".

A metà strada tra un'ammissione di colpa e un appello disperato, il calcio è a un bivio.