
La Lega Serie A non sapeva/non era stata informata/non si era accorta che la finale degli Internazionali d'Italia di tennis sarebbe coincisa con il derby Roma-Lazio? Detta così, fa già ridere. Un'agenda di eventi rilevanti a livello sportivo, che si concentrano in un fazzoletto di territorio compreso tra l'Olimpico e il Foro Italico, derubricata a menabò di ciclostile considerata la superficialità nella pianificazione. E tanto da essere corretta all'ultimo momento con una postilla scritta a penna. Le collochiamo tutte (Napoli, Juventus, Milan, Roma e Como) alle 12:30 e il sacro fuoco della contemporaneità tra squadre in lizza per un posto in Champions è salvo.
Almeno così credevano in via Rosellini, fino a quando il Prefetto della Capitale non ha preso quel brogliaccio e ne ha strappato le pagine, mettendo nero su bianco che il campionato spezzatino è possibile anche al lunedì sera, ricordando che esigenze di sicurezza e ordine pubblico non sono questioni che si possono risolvere fissando data e ora a seconda della convenienza e per sanare difetti di pianificazione. E con il benestare delle TV ha rinviato alle 20:45 del 18 maggio l'intero pacchetto di partite, compresa quella tanto temuta tra giallorossi e biancocelesti per gli incidenti di un anno fa, in cui restarono feriti 14 agenti. Nella valutazione del rischio per il caos generatosi all'ultimo momento, rispetto a qualcosa che andava organizzato prima e meglio, è stato messo sul piatto della bilancia il male minore.
L'ha fatta, al solito, un'autorità terza alle istituzioni calcistiche e ai club, spesso incapaci di trovare una sintesi sensata che non sia solo spartirsi i soldi dei diritti tv: ha stravolto il calendario della 37ª giornata che era stato (ri)programmato e smentito dalla sera alla mattina le solide certezze dell'amministratore delegato della Serie A, Luigi De Siervo. "Ogni altra ipotesi non risulta percorribile – aveva ammesso meno di 24 ore fa, commentando la decisione straordinaria di inserire ben 4 incontri domenicali all'ora di pranzo -. La sera a Roma non è possibile giocare un derby, visto come i tifosi hanno messo a ferro e fuoco la città nell'ultima occasione". Per farla breve: è colpa loro, mica nostra (che avremmo dovuto pensarci prima).
In buona sostanza, il Prefetto ha fatto sapere a quel gran genio del "cervellone" che ha elaborato il calendario di Serie A d'aver dimenticato (anche) la data della finale degli Internazionali di tennis a Roma, omettendola dal novero delle variabili tra Coppe e coppette, Nazionale (ahinoi…) e quant'altro è stato spesso oggetto di trattative con i broadcaster. Transazioni nelle quali la contemporaneità, per rispetto delle società e dei tifosi, è stata ritenuta di frequente un vezzo sul quale si poteva serenamente chiudere un occhio. Perché pecunia non olet e tu, sta zitto e gioca. Prefetto permettendo.