Walter Sabatini rivela l’errore di Luis Enrique con Totti a Roma: “Si è scavato la fossa da solo”

C'è una frase dell'ex direttore sportivo, Walter Sabatini, che spiega bene perché Luis Enrique mai avrebbe potuto far bene alla Roma. Non gli è mai importato di cosa rappresentasse veramente Francesco Totti per la Capitale, di quanto fosse forte, endemico, il legame con la sua gente. E averlo considerato sacrificabile come un calciatore qualunque lo ha reso solo inviso. Il rewind dei ricordi riporta l'ex dirigente indietro di quindici anni, alla stagione 2011-2012. "Lucho sapeva benissimo che metterlo in discussione significava scavarsi la fossa. Chi fa una cosa del genere a Roma è morto. Ma non gli importava cosa pensasse la gente perché perseguiva il suo stile di calcio e accettava il prezzo da pagare".
È la sintesi perfetta dell'uomo tutto d'un pezzo che riscuote proseliti ma si ritrova nel posto sbagliato: o lui o il capitano… e la scelta fu facile per i tifosi. Un po' meno per la società che null'altro potè fare se non raccogliere il suo diniego a restare in panchina in un ambiente a lui ostile perché non gradiva la sua gestione del "dieci". Il settimo posto e la mancata qualificazione in Europa furono benzina sul fuoco: l'asturiano lo spense alla sua maniera, andò via di spalle e senza voltarsi.
Perché la Roma scelse Luis Enrique come allenatore
Tutto iniziò con una segnalazione del procuratore, Dario Canovi. Sabatini, che in precedenza aveva mandato in avanscoperta i collaboratori Ricky Massara e Pasquale Sensibile a vedere il Barça B, si recò personalmente a Barcellona con Franco Baldini, incontrò Luis Enrique a casa sua e non ebbe dubbi. Fu una scelta "rivoluzionaria e unica" per la Serie A: un giovane tecnico (41 anni) che dal settore giovanile blaugrana portava in dote una cultura del lavoro mai vista.

"Luis Enrique aveva la sua ideologia – ha spiegato Sabatini nell'intervista al quotidiano sportivo iberico, AS – è un uomo coerente con le sue convinzioni. Non ha mai tradito il suo calcio, nemmeno quando avrebbe potuto farlo per convenienza".
La disciplina estrema dell'uomo e dell'allenatore
Oltre al campo, colpiva il suo approccio totale al lavoro. Allenamento, alimentazione, preparazione: tutto era controllato nei minimi dettagli. Un'immagine rimasta famosa è quella dei suoi spostamenti quotidiani in bicicletta verso Trigoria, simbolo di un allenatore completamente immerso nel suo metodo. "Non era una leggenda, era solo lavoro e coerenza assoluta. Nuotava, correva, andava in bicicletta: viveva lo sport e il calcio in modo totale".
Il conflitto con Totti e l'ambiente
Luis Enrique prese decisioni radicali. Il punto di rottura fu il rapporto con Francesco Totti. L'allenatore applicò fin da subito un principio rigido: nessuna gerarchia, tutti ripartono da zero. La scelta di escludere il capitano e altri titolari previsti in Europa League contro lo Slavia Praga diventò simbolica. "Li ha lasciati fuori a favore di altri giocatori che gli erano piaciuti durante il ritiro estivo".

L'Olimpico reagì con fischi e incredulità, malumore amplificato anche dall'eliminazione dei giallorossi. "Per lui tutti ricominciavano da capo, senza eccezioni. La gente non lo capiva. A Roma, però, chi tocca Totti commette un peccato capitale. Nonostante tutto, non ha voluto tradire le sue convinzioni per tornaconto personale o umano".
La fine della esperienza nella Capitale: perché andò via
A fine stagione, la separazione fu inevitabile. Il club provò anche a trattenerlo, ma Luis Enrique rifiutò ogni rinnovo. Sabatini ricordò anche quel momento con amarezza: "Volevamo prolungargli il contratto, ma rifiutò. Credo fosse rimasto molto colpito da alcuni episodi, anche personali. Credo si fosse offeso perché a quanto pare alcuni tifosi avevano insultato la sua famiglia o qualcosa del genere. Per di più vicino a casa sua. Non riuscì a tollerarlo".